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"Appena settanta voti? E' un calabrese fasullo"
Politica, appalti e tangenti nelle carte dell'operazione Minotauro

 

di Alberto Gaino da La Stampa del 25/02/2012 – pag. 57

 

‘ndrangheta, appoggio elettorale a politici alleati, appalti pubblici e controllo occulto di aziende, in particolare nell’edilizia, molto più stringente di quanto non apparisse nei primi atti dell’Operazione Minotauro.Dagli ultimi questo intreccio di interessi diventa sof­focante per politici come Fabrizio Bertot, sindaco di Rivarolo Canavese, o sviluppa interessi paralleli per Nevio Coral (dominus di Leinì, in carcere) che approfitta dei «calabresi» anche negli affari. Il rapporto del nu­cleo investigativo dei carabinieri di fine dicembre è stato depo­sitato dalla procura a disposizio­ne dei legali dei 191 indagati di «Minotauro»: ridefinisce questi legami ed estende ombre nuove su appalti pubblici, compresa «la commessa aggiudicata da Ltf (Lyon Turin Ferroviaire) per realizzare la recinzione nel cantiere di Chiomonte».


Da Salerno alla Valsusa
Nell'ultima delle 604 pagine del dossier il colonnello Dome­nico Mascoli inserisce uno schema dei lavori aggiudicatisi da Foglia Costruzioni e condivisi con Italcoge spa dei Laz­zaro (quelli della recinzione del cantiere di Chiomonte). Vi spiccano interventi sull'auto­strada Salerno Reggio Cala­bria e su acquedotti calabresi. I carabinieri sottolineano u­no snodo societario a loro dire cruciale: «L'acquisto della falli­ta Foglia da parte di Finteco», altre società che riconducono al controllo occulto di Giovan­ni laria, arrestato con il blitz di giugno e personaggio che vie­ne di lontano.


laria a Italcoge
Sin qui potrebbe trattarsi di coincidenze, per quanto stra­ne. Ma da settembre 2006 (e sino a marzo 2007) fra i di­pendenti di Italcoge risulta Bruno laria, capo della «loca­le» di Cuorgné e nipote di Gio­vanni che divide con Nevio Coral il ruolo di protagonista del rapporto dei carabinieri. In comune hanno pure la «passione» per la politica: Giovanni laria fu vicesegreta­rio provinciale del Psi fra la fi­ne degli Anni 80 e l'inizio dei 90 per quanto avesse già avuto disavventure giudiziarie.

Sembrava scomparso da vent'anni, dopo aver ceduto un paio di imprese edili all'allora presidente del Torino Calcio, Gian Mauro Borsano. Gli investi­gatori informano che per lungo tempo ha fatto la spola fra il Ca­navese e Santo Domingo. E nel 2007 fotografano 14 imprenditori e un dipendente Sitaf (conces­sionaria autostradale in Valle Susa) mentre entrano in casa sua, a Cuorgné, per un incontro di affari. Nel gruppo si notano Piero Gambarino (figura centra­le dell'ultimo scandalo sanita­rio) e Claudio Pasquale Martina, socio del Lazzaro edi Italco­ge nell'Ati che si aggiudicò l'ap­palto di Chiomonte prima dei ri­spettivi fallimenti. Le coinciden­ze diventano un po' troppe.


Gli affari di Coral

Un  imprenditore  vicino  alla 'ndrangheta mette a verbale: «Giovanni laria era mio socio oc­culto. Lo conobbi quando iniziai a lavorare per Coral... Mi chia­mò Coral in ufficio dicendomi di comprare una società in falli­mento, la Cogeca, e precisando­mi che dovevo cedergli una quo­ta per garantire un più facile ac­cesso al credito bancario. Gli diedi il 15% gratuitamente, co­me negli altri ca­si... Il senso del­l'operazione   era di acquisirne la Soa (un attesta­to) che consenti­va l'accesso agli appalti pubblici.. Ad esempio, la Edilmaco (altra società attribui­ta al controllo occulto di laria, come la storica e ormai defunta Bresciani Costruzioni) acquista Cogema, Coral si prende stipen­di da "capogiro", intasca "tangenti" per rinunciare a lavo­ri (nel portafoglio ordini del­l'azienda) e lascia la società al suo destino...».

 

I voti del colonnello
A Rivarolo il costruttore Gio­vanni Parisi «viene agevolato nel conferimento e nell'esecu­zione dei lavori edili dei com­plessi residenziali II Villaggio del Sole (realizzato) e della Cit­tà del Sole». Gli 'ndranghetisti si spartiscono i subappalti e Giovanni laria si attiva per l'ele­zione del sindaco Bertot alle Europee 2009. I carabinieri danno conto dell'impegno di Parisi di raccogliere per lui 800 voti a Nichelino. Ne avrà 70 e laria sbotta: «Quello èun cala­brese fasullo». E rimbrotta uno dei suoi collaboratori, Giovanni Macrì, di avergli «dato retta».

Bertot raccoglie 19.156 voti, «quarto dei non eletti nel Pdl». laria gli ha organizzato incon­tri elettorali a Cuneo, Vercelli (dove si attiva pure il colonnel­lo dei carabinieri Giuseppe Ro­meo, «già coinvolto nelle indagi­ni su Salvatore Strangio») e Novara. Con Macrì si  esalta: «Mi sento ringiovani­to di vent'anni». E alla mancata elezione di Bertot l'altro lo rincuora: «Abbiamo cominciato a mettere in piedi una struttu­ra... E' la base per il futuro». I quasi 20 mila voti di Bertot non sono pochi, ma i conti non tor­nano, anche per il «patto eletto­rale» con Coral che «non ha funzionato». La «rete dei cala­bresi» si èelettoralmente di­spersa quella volta. Un caso?