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Truffa Tav di Firenze, ecco come lievitarono i costi

da reggionline.com 20-01-2013
http://www.reggionline.com/notizie/2013/01/19/truffa-tav-di-firenze-ecco-come-lievitarono-i-costi_26530#.UP0VIvJ_aek


REGGIO EMILIA -  Nodavia, general contractor per i lavori del sottoattraversamento fiorentino della Tav, il cui socio di maggioranza è Coopsette di Castelnovo Sotto e la Seli, subappaltatore incaricato di montare la maxifresa, sono state ritenute dai pm società inadeguate a gestire l’appalto. E’ quanto scrive la Gazzetta di Reggio che riporta il contenuto degli atti dell’inchiesta fiorentina sull’opera appaltata alla controllata della Coopsette, gruppo che vede 9 tra dirigenti e tecnici ora al centro delle indagini. I reati in ipotesi vanno dalla gestione abusiva dei rifiuti, alla truffa, alla corruzione fino all’associazione a delinquere.


La presunta truffa
Secondo gli inquirenti all’origine della truffa ci sarebbero anche diversi problemi finanziari che hanno colpito alcune ditte impegnate nei lavori, tra cui la Nodavia. “Ciò che emerge dagli atti – si legge nel decreto di sequestro riportato dalla Gazzetta – è una gestione dell’appalto da parte di soggetti del tutto inadeguati dal punto di vista finanziario e organizzativo. Seli, subappaltatore che monta il macchinario e realizza lo scavo, è società prossima all’insolvenza che spera nell’arrivo di soci cinesi, ma che non ha neanche i soldi per pagare i contributi e risparmia sulle guarnizioni della fresa (finita poi sotto sequestro). Tutti sanno che Seli non ha prestato le fideiussioni necessarie e che non le potrebbe prestare, ma tutti fanno finta di nulla”.
“Allo stesso modo Novadia – continua il decreto – risulta essere soggetto privo di sicurezza e stabilità economica ed entrambe risultano soggetti che necessitano di pagamenti anticipati per finanziarsi e incominciare l’opera. Si è così assistito a una rincorsa da parte dell’appaltatore e del subappaltatore” a concertare “strategie truffaldine per esporre riserve e maggiori costi a danno della stazione appaltante”.
Le accuse della procura di Firenze, secondo quanto riporta invece Il Resto del Carlino, parlano di “una associazione criminale” che ha “alzato di centinaia di milioni di euro il prezzo dell’appalto, smaltito rifiuti speciali senza rispettare le norme (con ricavi in nero), provocato danni a una scuola per non aver rispettato le norme di sicurezza”.


Le contestazioni
Frode e truffa sono le contestazioni lanciate dalla procura a Claudio Lanzafame, 44 anni, tecnico Coopsette, e al legale rappresentante Novadia, Furio Saraceno. Avrebbero eseguito prestazioni senza rispettare gli obblighi contrattuali. E non avrebbero eseguito un monitoraggio corretto, facendo lavori vicino a una scuola nonostante in questa si svolgessero le lezioni (cosa vietata dalle prescrizioni). Risultato: lo scostamento strutturale dell’immobile.
Poi c’è il presunto traffico illecito di rifiuti. Qui gli inquirenti accusano – insieme a esponenti di altre società e a Saraceno – alcuni dirigenti Coopsette. Sono il reggiano Paolo Bolondi (responsabile flussi finanziari di pagamento) e il parmigiano Matteo Forlani. Lo smaltimento di rifiuti speciali, in particolare fanghi di lavorazione, avrebbe gonfiato i costi. E sarebbero stati smaltiti anche in zone agricole, con rischi per le falde. Forlani è accusato di aver “imposto” la creazione di “poste in nero” pretendendo la restituzione di parte delle somme pagate per l’attività di smaltimento, oltre ad aver operato con gli esecutori dell’opera per gestire “i fanghi della fresa come terre e rocce”.


Sempre secondo quanto riporta Il Resto del Carlino un’altra accusa sul tema rifiuti coinvolge, oltre a Saraceno e Forlani, altri tre esponenti Coopsette: il dirigente Alfio Lombardi (mantovano), il responsabile relazioni istituzionali Maurizio Brioni (ex assessore provinciale alla sanità, 66 anni, abita a Reggio) e il dirigente romano Marco Bonistalli (61 anni). Con altri, sono accusati di “tentativo di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti relativi ai fanghi di perforazione della fresa di scavo”. Lombardi – secondo la Procura – avrebbe approvato l’operato di Saraceno. Brioni e Bonistalli con Maria Rita Lorenzetti (presidente Italferr, ex governatore dell’Umbria) avrebbero agevolato i contatti e le reti di pressione sui pubblici ufficiali avvicinati, promettendo “utilità”. Infine c’è l’accusa di “associazione a delinquere finalizzata a corruzione e abuso di ufficio”: nel gruppo di indagati ci sono Saraceno (considerato ai vertici con la Lorenzetti e Valerio Lombardi) e poi tre esponenti Coopsette: Alfio Lombardi, Brioni e Bonistalli (per la Procura con ruoli di vertice e responsabilità strategica). Secondo la procura, in questo modo, il costo dell’appalto sarebbe lievitato in modo illecito da 500 a 800 milioni.


La replica della cooperativa: “Estranei a tutto”
Secca la replica dei vertici di Coopsette: “Prendiamo atto dei provvedimenti che questa mattina la procura di Firenze ha notificato in ordine alle vicende connesse ai cantieri Tav – si legge in una nota del presidente della cooperativa, Fabrizio Davoli – Coopsette ritiene che le attività riferite a tali cantieri siano sempre state svolte in piena correttezza e con il rispetto delle normative vigenti, seguite e osservate con il massimo scrupolo. Per questa ragione, Siamo convinti che il procedimento penale dimostrerà la piena estraneità della società e della controllata Nodavia rispetto a qualsiasi tipo di illecito. Coopsette, anche per contribuire a uno svolgimento rapido del procedimento, è a piena disposizione della magistratura”. Non va dimenticato che la cooperativa sta attraversando un momento molto delicato per il futuro dei soci e dei dipendenti. Il tribunale di Reggio Emilia lo scorso novembre ha aperto una procedura avviata da un fornitore che aveva presentato ricorso al giudice per un credito di 52mila euro senza diffida preliminare. La procedura, riservata alle grandi imprese in crisi per verificare l’eventuale stato di insolvenza, porterà la cooperativa davanti al giudice il prossimo 7 febbraio. Nel frattempo gli avvocati Giorgio Barbieri e Ilaria Lenzini, che assistitono Coopsette nella ristrutturazione del debito, lavorano per trovare un’intesa stragiudiziale, un accordo di moratoria con le banche che dovrebbe garantire alla grande cooperativa una continuità.

Inchiesta Tav di Firenze e Coopsette: spunta la Camorra

Gran parte delle 413mila tonnellate di fanghi smaltiti da una ditta legata ai Casalesi. Inquirenti: "Unitaria regia"

 

da reggionline.com 20-01-2013
 http://www.reggionline.com/notizie/2013/01/20/inchiesta-tav-di-firenze-e-coopsette-spunta-la-camorra_26601#.UP0UPPJ_aek

 

REGGIO EMILIA - C'era la Camorra dietro al giro di affari sullo smaltimento dei rifiuti che ha portato la Tav di Firenze a fare sosta obbligata in procura. Fanghi, ma soprattutto rifiuti pericolosi poiché zeppi di sostanze nocive. L'oro della criminalità organizzata, quella del clan dei Casalesi che sullo smaltimento rifiuti da sempre ricava una percentuale sostanziosa del proprio indotto.

Questa, secondo quanto apparso quest'oggi sull'edizione de Il Resto del Carlino, è la ricostruzione degli inquirenti circa lo smaltimento del materiale di scavo per il tunnel dell’alta velocità sotto Firenze. Il lavoro degli investigatori sul cantiere Tav, iniziato dalla Forestale e proseguito dai Ros sotto il coordinamento dei pm Giulio Monferini e Gianni Tei, ha permesso di tracciare il percorso illecito delmateriale di scarto: "Le indagini - si legge nel decreto di sequestro firmato dai due sostituti - hanno portato all’accertamento di numerose aree ricettacolo di queste migliaia di tonnellate di rifiuti conferiti in modo completamente abusivo, principalmente dalle imprese Varvarito ed Ecogest su indicazione dei responsabili di Nodavia Saraceno, Forlani e Bolondi (gli ultimi due dirigenti di Coopsette e iscritti al registro indagati al pari del primo, ndr). La gestione fra il 2009 e il 2010 è risultata illecita in quanto del tutto estranea alla disciplina sui rifiuti". Circa 84 tonnellate di rifiuti speciali sono poi stati considerati "a destinazione agricola".

In questo modo Nodavia, la società appaltatrice nonché controllata di Coopsette, avrebbe truffato Rfi (Rete ferroviaria italiana, che si è costituita parte civile): secondo la procura di Firenze (Direzione distrettuale antimafia), Saraceno, legale rappresentante di Nodavia, "operando di concerto con la dirigenza di Coopsette", avrebbe fatto credere a Rfi "che i rifiuti sarebbero stati smaltiti correttamente come fanghi di perforazione e conferiti in discarica.

In realtà, Rfi avrebbe pagato un costo di smaltimento ben superiore ai prezzi di mercato in cui, da una parte, la gestione era comunque abusiva poiché il produttore del rifiuto lo trattava senza autorizzazione nel cantiere, stoccandolo per diversi giorni in vasche per farne decantare la parte liquida, che scaricava senza autorizzazione in falda, dall’altra è stato accertato che i prezzi erano gonfiati al fine di consentire a Nodavia di crearsi delle poste in nero".

Come accertato in un secondo momento dai Ros, "il conferimento di questi rifiuti aveva un’unitaria regia, ove le ditte smaltitrici si dividevano in pieno accordo i quantitativi, risultando in realtà solo apparenti smaltitori". Il motivo? Semplice: perché tutta l’attività di raccolta, trasporto e smaltimento in discarica (la maggior parte delle 413mila tonnellate di fanghi) era gestita dalla ditta Veca Sud di Maddaloni, provincia di Caserta, gestita da Lazzaro Ventrone. Non è una ditta qualunque e sempre secondo i militari risulta "strettamente collegata ad ambienti della criminalità organizzata di tipo camorristico e in particolare al clan dei Casalesi e alla famiglia Caturano".

La sensazione, ovviamente, è che quanto ora alla "luce del sole" sia la classica punta dell'iceberg: "Appare assolutamente necessario comprendere quali siano i rapporti intercorsi fra tutti costoro, capire per quale ragione tutti si siano rivolti alla Veca Sud di Maddaloni, se vi siano contiguità di talune aziende coinvolte nella gestione con le attività imprenditoriali della famiglia Ventrone e se vi siano accordi occulti fra il general contractor Nodavia o il suo socio di maggioranza Coopsette, che di fatto dirige la gestione dell’appalto, e la medesima Veca Sud", concludono gli inquirenti.