Crescita
infinita? No, grazie
(Un altro mondo è
possibile)
-
L'Italia
dei lavori
di Antonio Tamburrino da Il Mulino 1/2007 RIVISTA BIMESTRALE
DI CULTURA E DI POLITICA (03-06-2007)
Mentre comincia ad affermarsi
l’idea di un modello radicalmente nuovo, che rifiuta alla base il
nesso tra sviluppo e uso di risorse e mette in discussione la stessa necessità
di infrastrutture materiali faraoniche, anche sul fronte delle grandi opere
il governo Prodi deve fare i conti con l’eredità lasciata dalla
precedente legislatura. Ma non sembra distaccarsene in maniera significativa.
Il ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro è stato molto
attivo. Nel Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2007 ha
infatti previsto un “Allegato infrastrutturale”, che non contiene
altro se non l’elenco delle opere già approvate dal precedente
Governo.
- Val
di Susa: un tunnel per trasportare aria?
di Sergio Bologna (Head of Transport Dept. - Antoptima SA,
Lugano - società spin-off dell'Università della Svizzera Italiana)
da ItaliaMondo - Logistica & Intermodalità (Maggio 2006)
Molti mezzi di trasporto merci circolano vuoti (43% nel 2002). Se ci sono
queste inefficienze non è certo a causa della carenza di infrastrutture.
E' dovuto al modo in cui è stata gestita la logistica da parte delle
aziende. L'importante è correre, non ottimizzare i carichi; e strillano
a gran voce: "mancano le infrastrutture!". Distinguiamo: le infrastrutture
di trasporto sono una cosa, quelle specificamente dedicate alla logistica
sono un'altra. Le prime vengono costruite con denaro pubblico, le seconde
da investitori istituzionali privati..... E per la Val di Susa? Il futuro
della linea Torino-Lione in quanto corridoio merci intermodale è molto
oscuro e non dipende dalla infrastruttura di valico; parrebbe che le prospettive
di utilizzo redditizio della linea ai fini del trasporto merci si limitino
ai traffici "tradizionali", che sono traffici da punto a punto,
da raccordo a raccordo, da fabbrica a fabbrica, da deposito a deposito. Quindi
facilmente identificabili nelle loro prospettive di sviluppo. Possono essere
un business interessante, c'è da sperare soltanto (ma solo sperare)
che le unità produttive collegate tramite quella linea nel 2015 ci
siano ancora e non siano emigrate (in Cina, in Europa dell'est o chissà
dove - il futuro del settore manifatturiero europeo essendo piuttosto incerto).
- Dall’intervento
del Prof. Gerardo Marletto (economia applicata all’Università di Sassari,
esperto di trasporti) al convegno Più treni nel futuro delle Alpi? (Torino,
30/1/06): “Venti anni fa era di moda sostenere l’assurdità di flussi
merci che provenivano ad esempio dal Giappone (ancora non c’era stato il boom
della Cina) ed erano destinati a Milano o Torino ma, siccome i porti italiani
erano inaffidabili e cari, approdavano a Rotterdam e ad Amburgo per poi arrivare
in Italia passando per le Alpi. Se quello era un assurdo (e lo era!) non si
capisce perché non dovrebbe essere un assurdo anche l’idea opposta: attrarre
a Genova (o a Napoli, o a Taranto) i flussi di merce provenienti dalla Cina
e destinati alla Germania o alla Francia… Oggi le politiche di intervento
più adeguate non sono più quelle della sostenibilità (quelle cioè tese a rendere
compatibile i trasporti con l’assetto attuale e futuro delle risorse ambientali)
ma, più seccamente, quelle della riduzione dei trasporti.
- TAV
e modello di sviluppo: è il titolo della giornata di studio del
10 Dicembre 2005 a Torino, alla Camera del Lavoro
Insostenibiltà economica del progetto TAV, stime e previsioni del traffico
attraverso le alpi, bilanci energetici, crescita infinita e decrescita, sindrome
"nimby", potere delle parole e uso improprio del linguaggio... Interventi
di Tartaglia, Debernardi, Revelli,
Venosi, Mercalli, Federici,
Lenzi
- L’APAT (Agenzia per
la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici – www.apat.gov.it)
ha condotto (Novembre ‘05) lo studio “La mobilità in Italia. Indicatori
su trasporti e ambiente”, basato sui dati 2005 inerenti il sistema
nazionale dei trasporti ed il suo impatto ambientale. Dal documento conclusivo
il Comitato NO-TAV Torino ha estratto il capitolo
delle conclusioni, che risultano particolarmente significative se si considera
che sono espresse da un’agenzia governativa.
- A chi conviene davvero
incrementare costantemente la capacità delle infrastrutture di trasportare
merci? Quali sono le implicazioni politico-economiche di una simile strategia?
Fino a quando sarà sopportabile l’impatto ambientale e sociale di scambi forsennati
e sempre più spesso illogici? Alcune riflessioni intorno a questi interrogativi
nel documento di Gennaio 2005 del Forum Ambientalista del Piemonte:
Il regime delle nuove, grandi, folli
infrastrutture per i trasporti.
- Ancora dal Prof.
Marletto (economia applicata all’Università di Sassari, esperto di
trasporti) due importanti documenti densi di fondati argomenti critici verso
lo “sviluppismo” dei trasporti. Il primo, “Una
politica industriale per un’altra mobilità” (Marzo 2004) svolge inizialmente
un’interessante ed impietosa analisi dell’attuale politica economica italiana
ed europea e dei rilevanti danni (e costi esterni per la collettività) generati
da trasporti incontrollati; passa quindi ad avanzare proposte concrete per
una diversa politica della mobilità nello scenario nazionale e continentale.
Il secondo, “Memorandum per un nuovo
ciclo di governo dei trasporti” (2005) ripropone in forma aggiornata e
sintetica proposte tecniche e metodologiche per razionalizzare il settore
dei trasporti.
- In un’intervista
su "Una città", periodico di Forlì (n° 134 del dicembre 2005) la
Prof. Maria Rosa Vittadini (docente di Tecniche di analisi
urbane e territoriali presso la Facoltà di Architettura di Venezia), partendo
dal caso del TAV Torino-Lione, mette a nudo il disastro delle politiche dei
trasporti attuate in Italia dagli ultimi governi che si sono succeduti.
- Le montagne e le loro
vallate sono ambienti particolarmente sensibili ai danni prodotti dai trasporti;
le popolazioni di questi territori si ribellano all’aumento continuo del traffico,
le associazioni ecologiste si coordinano anche a livello internazionale per
affrontare il problema con maggiore efficacia. Ecco il Manifesto
dei Trasporti 2005, lanciato a Servoz (Monte Bianco) il 28 luglio da Svizzera
(Iniziativa da las Alps), Francia (ABS – Association
du Bassin de Servoz, ARSMB - Association pour la protection du Site du Mont
Blanc, Association citoyenne de Passy, Mountain Wilderness France), Italia
(ADMB – Associazione Difesa Monte Bianco, CIPRA Italia, Legambiente Italia)