La rivoluzione verde cambia il lavoro. Otto milioni di posti in più

Rapporto Greenpeace: in Italia boom rinnovabili

 

di Antonio Cianciullo da Repubblica del 14/9/09 – pag. 23

 

Roma Nell'arco di vent'anni 8 milioni di posti di lavoro nel mondo e 100 mila in Italia. E' la spinta per uscire dalla crisi economica e ambientale che l'energia verde è in grado di assicurare puntando sulle fonti rinnovabili e sull'efficienza energetica. Lo afferma l'ulti­mo rapporto di Greenpeace, Working for the Climate: Green job (R)evolution.

 

Un eccesso di ottimismo? Proviamo a spostarci indietro di qualche anno. Nel 2004 Greenpeace, assieme all'in­dustria europea dell'eolico, elabora lo scenario dell'in­cremento di energia dal ven­to indicando anno per anno le stime di crescita. All'inizio l'accelerazione è un po' più lènta del previsto, poi il mer­cato parte e accelera il passo fino a raggiungere una velocità superiore a quella immaginata: nel 2008 le previsioni dell'associazione ambientalista si fermava­no a 25 mila megawatt installati nel corso dell'anno, il mercato ha superato quota 28 mila. Analoghe sorprese ha rivelato il settore del fotovoltaico battendo in un paio di occa­sioni le previsioni di Greenpeace.

 

Succederà anche con quest'ultimo rap­porto? I sindacati ci credono e hanno sosti­tuito il prudente scetticismo degli anni Ot­tanta con un'adesione convinta. «Un'azione tempestiva dei leader del mondo per contra­stare il cambiamento climatico deve e può essere un potente volano per una crescita economica equa e sostenibile», ha dichiara­to il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. Il volano fornito dal settore elettrico è, nello scenario di Greenpeace, molto potente. I 100 mila nuovi posti di lavoro al 2030 si riferiscono infatti al solo settore dell'energia elettrica e rappresentano l'82 per cento di crescita rispetto allo scenario di riferimento. I tre quarti di questi nuovi occupati trove­ranno lavoro nel campo delle rinnovabili, gli altri nel settore dell'efficienza energetica; va poi aggiunto un numero analogo di nuovi la­voratori nell'indotto.

 

Con il boom dell'energia verde si svilup­peranno nuove professioni: ecomanager, ri­cercatori per mettere a punto i brevetti sen­za i quali l'innovazione è morta; certificatori per misurare i livelli di efficienza delle case e degli elettrodomestici; tecnici specializzati nel montaggio di pannelli solari; artigiani ca­paci di costruire cappotti isolanti per le case; giardinieri per la manutenzione dei tetti ver­di; informatici per regolare a distanza l'equilibrio della rete elettrica allargata con le smartgrid.

 

Questa proiezione appare in sintonia con l'andamento del 2008, che è stato caratteriz­zato da una crescita molto veloce guidata da Cina, Germania, Giappone, Stati Uniti e Spagna. L'anno scorso nel mondo sono stati installati 40 mila megawatt da fonti rinno­vabili (escludendo l'idroelettrico di grande scala, contestato per i suoi impatti ambien­tali). Per la prima volta l'investimento, 120 miliardi di dollari, cioè quattro volte più di quanto era stato speso nel 2004, è stato superiore a quello per le energie convenziona­li. Tra il 2004 e il 2008 a livello globale l'ener­gia eolica è cresciuta del 600 per cento, il fo­tovoltaico del 250 per cento, il piccolo idroe­lettrico del 75 per cento.

 

«Alla vigilia del summit di Copenaghen, in cui si deciderà il nostro futuro climatico, i ca­pi di governo hanno l'opportunità di affron­tare la crisi climatica e quella economica in­vestendo nelle rinnovabili e in efficienza energetica in modo da ottenere un doppio vantaggio», ha dichiarato Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia. «Per ogni attuale posto di lavoro nel settore del carbo­ne con la rivoluzione energetica si creano tre posti di lavoro nel settore delle rinnovabili. O si punta sui lavori verdi e sulla crescita occu­pazionale oppure si va verso il collasso eco­nomico e la disoccupazione».