Colpo alla ‘ndrangheta piemontese
Sequestrata
dalla Dia di Torino una società immobiliare legata al clan Spagnolo
di Roberto Galullo da Il sole 24 ore del 21/10/09 – pag. 26
Le Olimpiadi nel (recente) passato, l'Alta velocità nel presente, i grandi appalti pubblici soprattutto nel futuro. La tecnica era sempre la stessa: incunearsi nelle opere attraverso subappalti, noli e movimento terra. La cosca di Antonio Spagnolo di Ciminà (Reggio Calabria), insediata a Torino da oltre 30 anni, aveva trovato la gallina dalle uova d'oro e l'aveva chiusa in una cassaforte immobiliare, la Ediltava sas di Rivoli. La "gallina" era lo storico commercialista dell'associazione a delinquere, Giuseppe Pontoriero, di Ricadi (Vibo Valentia) che trasformava in oro tutto ciò che toccava. O meglio: tutto ciò che trasformava in imprese presenti nei cantieri: dalle Olimpiadi invernali di Torino 2006 all'Alta velocità, dal porto di Imperia ai lavori pubblici a Caulonia (Reggio Calabria). Il commercialista è finito in carcere e con lui Ilario D'Agostino e suo nipote Francesco Cardillo. Entrambi reggini, con altre 11 persone sono accusati di riciclaggio aggravato, in quanto hanno favorito la 'ndrangheta.
L'operazione -
condotta dalla Direzione investigativa antimafia di Torino sotto la guida del
Procuratore generale Giancarlo Caselli - è stata chiamata
"Pioneer", perché gli
investigatori sono riusciti a decifrare una "procedura pilota"
(verosimilmente applicata anche in altre occasioni in tutto il Piemonte) di
interposizione fittizia di società e occultamento di capitali sporchi, frutto
della storica gestione in Piemonte del narcotraffico da parte della cosca
Spagnolo. Quest'operazione - che ha fruttato anche il sequestro di beni
immobili per sei milioni, comprese ville, appartamenti e un terreno
edificabile e lottizzato per la costruzione di un centro commerciale a Caulonia
- ha seguito di appena 24 ore il sequestro di beni per tre milioni effettuato
sempre nel capoluogo a carico di un altro boss della 'ndrangheta, Nicola
Assisi, da tempo latitante, che ha investito milioni in attività commerciali.
Due indizi che
conducono a una certezza: la 'ndrangheta a Torino è una delle imprese più dinamiche.
Soprattutto in tempo di crisi. Ediltava, posta sotto sequestro, di cui
Pontoriero era amministratore unico dal 20 luglio 2005, ha un fatturato (a
fine 2007) di 325mila euro, con utili pari a 35mila euro. Le cifre non traggano
in inganno: gli inquirenti hanno infatti denunciato il largo ricorso al nero
da parte delle imprese coinvolte. Intorno allo stesso Pontoriero, D'Agostino e
Cardillo, negli ultimi 25 anni ha ruotato una girandola di imprese immobiliari
e di elaborazione dati (come ad esempio Bp e Ifap di Rivoli, Italiana
costruzioni srl di Torino, Domus immobiliare e Alba Chiara, sempre nel
capoluogo) dal portafoglio milionario.
L'operazione della
Dia, ha spiegato il Procuratore capo Caselli, «ha dato un duro colpo alla
'ndrangheta in Piemonte, colpendo la trasformazione dell'impresa criminale
mafiosa in impresa economica».
di Alberto Gaino
da La Stampa del 21/10/09 – Cronaca di Torino
Dalla droga al mattone. L’operazione più importante che sia mai stata fatta in Piemonte per il riciclaggio di denaro sporco ha portato in carcere, ieri, due affiliati a una cosca della ’ndrangheta trapiantati a Torino e diventati imprenditori nel settore edilizio: subappalti nella costruzione dei villaggi olimpici di Torino 2006 in via Giordano Bruno e nel Parco Dora, di palazzi sulla «Spina 3» del nuovo piano regolatore torinese, nella realizzazione del porto di Imperia. Anche il progetto di costruire un centro commerciale a Caulonia, Calabria, «il riciclaggio che non trascura la terra d’origine della cosca», scrive il gip Emanuela Gai nell’ordinanza di custodia cautelare.
L’edilizia in cui si tuffa la cosca a Torino e in Liguria è un’attività
particolarmente redditizia - con la punta di 10 milioni di fatturato nell’anno
olimpico - perché coinvolge il settore della carpenteria. Non più quello
tradizionale di infiltrazione mafiosa negli appalti: «il movimento terra» nei
cantieri.
Ilario D’Agostino, 47 anni, condannato per traffico di stupefacenti nel 2002
e contabile del boss di Ciminà, Antonio Spagnolo, controllava sino a ieri
un’immobiliare (l’Ediltava di Rivoli), ora sotto sequestro, con un patrimonio
di case e box auto valutato dalla Direzione investigativa antimafia di Torino
in 6 milioni di euro.
Conferenza stampa del procuratore capo Gian Carlo Caselli, dell’aggiunto
Sandro Ausiello e del dirigente Dia Gian Antonio Tore: «La società, costituita
nel 1995, ha investito ingenti risorse economiche nell’acquisto di fabbricati e
terreni senza che vi sia una tracciabilità di tutto quel denaro». Il
riferimento esplicito è alla droga della cosca di Spagnolo e all’operazione
«Stupor mundi» che ha portato dietro le sbarre, nel 2007, anche il boss: 250
chili di cocaina sequestrati, parte dei quali fra Torino e Novara.
Dà una mano a D’Agostino il nipote Francesco Cardillo. Con i due viene
arrestato il loro commercialista di fiducia: Giuseppe Pontoriero, dal 2005
amministratore e socio unico di Ediltava, acquistata fittiziamente per soli 30
mila euro quando D’Agostino e nipote, condannati, possono essere sottoposti al
sequestro dei loro beni. Occorre mettere al sicuro la «cassaforte». Pontoriero
si presta.
Il commercialista aveva lo studio in corso Re Umberto 73, si defila
spostandolo a Rivoli. Nell’hinterland torinese l’inchiesta della Dia e del pm
Roberto Sparagna pesca e coinvolge altri due colletti bianchi: il notaio
Carmelo Ceraolo e il revisore contabile Giuseppe Morena. Indagati di concorso
in riciclaggio per aver predisposto falsi atti pubblici: Ceraolo i fittizi
contratti di cessione, Morena l’irrisoria stima di 30 mila euro per Ediltava.
Altri indagati nel giro dei familiari di D’Agostino, fra i quali
spiccano numerosi «imprenditori edili», alcuni promossi a quel rango dal
mestiere di operaio o caposquadra. La Dia torinese - con i colleghi di Genova,
Milano e Reggio Calabria, polizia, carabinieri e guardia di finanza - ha
effettuato ieri 17 perquisizioni. Spiccano quelle alle sedi di Italia
Costruzioni srl e della più «giovane» (costituita nel 2008) Reale Costruzioni
srl. Gli investigatori sospettano che, con altre società del settore (indicate
nell’ordinanza del gip), siano il braccio operativo dell’«impresa criminale
riciclatasi nell’economia legale» dei subappalti privati e in particolare di
opere pubbliche. Un’impresa «diffusa» che nell’anno delle Olimpiadi torinesi
dava lavoro ad oltre 200 carpentieri. «Lavoratori che niente c’entrano con
queste indagini», ci si preoccupa di precisare da parte di chi indaga. E in un
certo senso pure loro vittime: molti venivano pagati in nero. Anche in quel
caso con denaro, annota il gip, «privo di tracciabilità».