"Truffavano sull'Iva con la 'ndrangheta"  Così spuntano barche, Ferrari e gioiellerie

L'organizzazione si avvale del  pericolosissimo clan Arena, per avere collaborazione e protezione.
Amministratori e dirigenti della società capogruppo hanno commesso un grande numero di delitti

Fastweb e la controllata di Telecom utilizzate per creare 2,2 miliardi di fondi all'estero

 

di Walter Galbiati da Repubblica del 24/2/10

 

Un'associazione a delinquere che ha utilizzato due società quotate in Borsa, Telecom Italia e Fastweb, per creare un danno al Fisco di 370 milioni e, gestendo un flusso di denaro di oltre 2,2 miliardi di euro, ha creato fondi neri e ricchezze all'estero. In parte questi soldi, sarebbero finiti in mano alla 'ndrangheta, in particolare al clan Arena, che li avrebbe impiegati anche per organizzare l'elezione del senatore del Pdl, Nicola Paolo Di Girolamo. È questo lo schema che nelle 56 ordinanze di oltre 1600 pagine ha messo nero su bianco il giudice per le indagini preliminari, Aldo Morgigni, su richiesta dei pm Giovanni Bombardieri, Giovanni Di Leo e Francesca Passaniti. Ordinanze che hanno disposto la misura cautelare in carcere per 52 persone e gli arresti domiciliari per altre quattro.


L'associazione e i reati. Il reato è l'associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata e viene contestata tra gli altri a Silvio Scaglia, l'ex amministratore delegato di Fastweb e a Stefano Mazzitelli che aveva lo stesso incarico in Telecom Italia Sparkle. Ma i principali organizzatori sarebbero due Carlo Focarelli, che ha costituito e gestito le società fittizie, le cosiddette cartiere che avevano il compito di interfacciarsi con Telecom Italia Sparkle e Fastweb, il volto presentabile della truffa. E Gennaro Mokbel, che avrebbe invece curato la parte oscura, quella offshore, che permetteva di far sparire i soldi e che in parte li avrebbe condotti anche nelle mani della criminalità organizzata. E la potenza dell'organizzazione emerge nei capi di imputazione.

 

"Insieme hanno commesso - scrive il gip - un numero indeterminato di delitti in materia di evasione fiscale (emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti), contro la pubblica amministrazione e l'amministrazione della giustizia (corruzione di pubblici ufficiali - tra i quali in particolare appartenenti alle Forze di Polizia - rivelazione di segreto d'ufficio, favoreggiamento ed altri), contro la fede pubblica (falsi in atti pubblici), contro il patrimonio (riciclaggio, intestazione fittizia di beni e reinvestimento di proventi illeciti); associazione transnazionale, perché operante in più paesi sia nell'Unione Europea che al di fuori, nella quale Fastweb e Telecom Italia Sparkle fungevano consapevolmente da cassa dalla quale estrarre le somme di denaro oggetto di successivo riciclaggio, in cambio dell'aumento dei crediti Iva verso l'erario, dell'aumento del fatturato e dei margini ottenuti grazie alla riappropriazione di parte dell'Iva, pagata alle società "cartiere”

 

I vertici delle società. Gli inquirenti ipotizzano che i vertici di Fastweb e Telecom fossero a conoscenza del sistema delle cartiere. "Le modalità operative attraverso le quali Tis (Telecom Italia Sparkle) agiva - sostiene il gip - pongono con solare evidenza il problema delle responsabilità degli amministratori e dirigenti della società capogruppo alla quale appartiene Tis, ossia Telecom Italia spa". Del resto le cifre riportate nell'ordinanza sono imponenti. Tra il 2005 e il 2007, Telecom Italia Sparkle avrebbe generato ricavi per 1,19 miliardi di euro con utile di 72 milioni. Le dichiarazioni dell'ingegner Gianfranco Ciccarella, direttore generale di Telecom Italia Sparkle, contenute nell'ordinanza vanno in questa direzione e danno conto comunque di un'attività di auditing interno: "I colleghi sono stati d'accordo e mi hanno peraltro annunciato che ne avevano parlato con i vertici e che ci sarebbe stata una auditing. Non mi hanno detto con chi avevano parlato ma ho ipotizzato che si trattasse di Ruggero".

 

La frode carosello e i fondi esteri. Si chiama così l'artificio con cui Telecom Italia Sparkle e Fastweb hanno creato per sé crediti Iva per milioni di euro. Tuttavia "la realizzazione di ingenti crediti fiscali - scrive il giudice - costituiva solo una parte delle condotte delittuose ideate da amministratori e dirigenti di Fastweb e Telecom Italia Sparkle e forse, tutto sommato il lato meno significativo dell'intera operazione delittuosa". "Le ingenti somme di denaro apparentemente spese per pagare l'Iva in favore delle cartiere consentivano a Fastweb e Telecom Italia Sparkle di realizzare fondi neri per enormi valori che costituivano l'oggetto primario delle attività di riciclaggio e di investimento fittizio realizzato da altri membri dell'associazione a delinquere". Qui entra in gioco il secondo livello, quello creato e gestito secondo gli inquirenti da Mokbel.


Gennaro Mokbel e le cosche calabresi. Sarebbero stati Mokbel e Franco Pugliese il legame con il lato oscuro dell'inchiesta, quella che sfocia nella 'ndrangheta. Gennaro Mokbel è considerato il cervello dell'operazione. Nonostante "non ricopra - scrive il gip - cariche in alcuna delle società individuate" e "collegate alla realizzazione delle operazioni illecite". Viene definito dai giudici come "capo indiscusso dell'organizzazione le cui direttive criminali vengono perentoriamente eseguite da tutti gli associati". È noto alle forze dell'ordine "come persona eversiva di destra e nel dossier della Polizia si legge che "il 9 maggio 1994 viene arrestato con Antonio D'Inzillo", in seguito "ricercato come esponete di rilievo della banda della Magliana". La Polizia sospetta Mokbel di "finanziare in Africa la latitanza di D'Inzillo. Assieme alla moglie Giorgia Ricci "continua a mantenere contatti sia telefonici che di persona con vecchi esponenti dell'eversione di destra, in particolare con Francesca Mambro e Valerio Fioravanti", cui è stato vicino "anche attraverso rilevanti sostegni economici". Secondo i magistrati, Mokbel ha contatti con la malavita organizzata in Calabria: "Ha promosso, organizzato e diretto anche la costituzione di un movimento politico strumentale agli interessi del sodalizio, avvalendosi dell'avvocato Nicola Di Girolamo, eletto al Senato". In particolare "entrava in contatto tramite l'avvocato Colosimo con Franco Pugliese (già sottoposto a sorveglianza speciale per tre anni), imprenditore con rilevanti possibilità finanziarie e legato con vincoli di parentela con la famiglia della cosca 'ndranghetista degli Arena (la figlia Mary risulta coniugata con Fabrizio Arena figlio di Carmine, uno degli esponenti storici degli Arena, ucciso in un eclatante agguato mafioso del 2004. Inoltre, Vittoria Pugliese, sorella di Franco, è sposta con Pasquale Nicoscia, assassinato ad opera della cosca Arena in risposta all'omicidio di Carmine".


L'elezione di Di Girolamo. L'associazione "si avvale - scrive il gip - di appartenenti a una pericolosissima cosca della ‘ndrangheta calabrese (il clan Arena) per ottenere collaborazione e protezione per portare a segno un'operazione che segna il salto di qualità del sodalizio criminale sul piano delle protezioni ottenute, poiché venivano organizzati gravissimi brogli elettorali per ottenere l'elezione nella circoscrizione estero del senatore Nicola Paolo di Girolamo, mediante la creazione di una serie di falsi documenti che ne attestassero la residenza all'estero". Sarebbe stata la 'ndrangheta a reperire le schede elettorali a falsificare i voti di preferenza a favore di Di Girolamo.


Le auto, le barche e i gioielli. I soldi venivano dirottati anche all'acquisto di beni di lusso. Secondo le carte dell'ordinanza, Di Girolamo aveva ottenuto una Bmw X5 e con Mokbel poteva utilizzare anche una Ferrari F430 e una Jaguar E. Mokbel invece aveva tutta per sé una Porsche 911. Ma il divertimento non era solo a quattro ruote, visto che nella disponibilità di Di Girolamo vi erano anche due barche Ferretti (45 Fly e 550). Del resto Mokbel è chiaro nelle intercettazioni. Uno dei problemi è come spendere i soldi. " Noi stiamo a vive male, però, molto male! Ammucchiamo, ammucchiamo ma non famo mai un cazzo... mo' tocca iniziare a spenderli sti soldi. Massimo, Pinocchio (che secondo gli investigatori è l'amico e socio Marco Toseroni) è convinto che sulle gioiellerie, ha chiamato l'amministratore de Vancleef, ha un appuntamento st'altra settimana...". In effetti, l'organizzazione, oltre alle auto, compra un po' di gioiellerie, negozi di abbigliamento, ristoranti e immobili. Tutti a Roma.


Il terzo livello. L'adesione al sodalizio di esponenti delle forze di polizia costituiva "l'ulteriore passo verso un 'terzo livello di associati, che fosse rivestito delle pubbliche funzioni indispensabili ad assicurare i profitti dell'associazione". Questo avveniva sia con "attività di intralcio alle indagini che con diretta attività di collaborazione in cambio di elevatissime somme di denaro che costituivano il prezzo della corruzione". L'organizzazione, anche per l'abituale collaborazione con appartenenti alla 'ndrangheta (cui venivano intestati beni di lusso e attività economiche degli associati come nel caso di Franco Pugliese) è giudicata dal gip, nell'ordinanza di custodia cautelare, "tra le più pericolose mai individuate"

 

 

Mokbel, Colosimo, Andriani La galassia di estrema destra

La rete di contatti che emerge dalle carte dei magistrati romani
Negli atti sigle politiche lontane nel tempo. Gli interessi nei diamanti

 

di Marino Bisso da Repubblica del 25/2/10

 

ROMA - C'è una galassia nera che ruota attorno agli affari oscuri del senatore Nicola di Girolamo, alla truffa da 2 miliardi delle compagnie di telefonia e al riciclaggio di capitali dell 'ndrangheta. Imprenditori, manager e avvocati con alle spalle una militanza nelle file dell'estrema destra e un presente "ripulito" grazie alle amicizie nel Popolo della Libertà, vicine al sindaco Gianni Alemanno, e sponsor di Renata Polverini nelle regionali nel Lazio.


C'è innanzitutto Gennaro Mokbel, 50 anni, imprenditore della Camilluccia "già esponente dell'organizzazione eversiva di destra Terza Posizione" amico degli ex Nar, Francesco Mambro e Giusva Fioravanti. Tra le sue vecchie frequentazioni figura Antonio D'Inzillo, killer della Banda della Magliana e dei Nar. Per gli inquirenti è la mente dell'organizzazione criminale. Di lui, i pm dell'Antimafia Giancarlo Capaldo, Giovanni Bombardieri e Francesca Passaniti ne sottolineano la "straordinaria capacità di proporsi nei circuiti legali dell'economia con interessi nel settore dei diamanti estratti in Uganda".


Con le sue società produce i film del regista Stefano Calvagna e promuove i match del pugile Vincenzo Cantatore. Qualcuno giura di averlo visto in compagnia dell'ex avvocato di Berlusconi, Cesare Previti. I pm scrivono che Mokbel vanta di "disporre di finanzieri "affittati" e di essere stato "braccio destro" del generale della finanza Francesco Cerretta, consulente della commissione Telekom Serbia".

 

Il presente di Gennaro Mokbel lo vede al fianco del senatore Di Girolamo. È lui a reclutare i voti dei calabresi in Germania vicini ai clan di Fabrizio Arena e Franco Pugliese. Una persona di sua fiducia con cui fa affari è Paolo Colosimo, avvocato vicino alla destra, difensore di Niccolò Accame, figlio dell'ex deputato Falco ed ex portavoce di Francesco Storace, nel processo Laziogate. Anche per Colosimo, ex legale anche dell'immobiliarista Danilo Coppola, viene chiesto l'arresto.

Ma Mokbel conosce molto bene anche Stefano Andrini, manager dell'Ama sotto la giunta Alemanno, con un passato pesante di picchiatore. Nel 2006, un'informativa della Digos sugli "Irriducibili" della Lazio se ne occupa perché è lui a registrare il sito del gruppo di ultrà formato da tanti militanti di Forza Nuova. "Andrini è conosciuto per la sua pregressa appartenenza - scrive la Digos - ai gruppi d'estrema destra "Movimento Politico Occidentale" e "Alternativa Nazionale Popolare"".


Nel '94 era stato arrestato per l'aggressione ad alcuni studenti di sinistra alla Sapienza. E 4 anni prima aveva ridotto in fin di vita due ragazzi al cinema Capranica.

Fuggito in Svezia, era stato poi condannato a 4 anni per tentato omicidio. La svolta avviene nel 2008: Andrini è l'uomo che fa eleggere l'avvocato Di Girolamo, nella liste di Berlusconi in Senato, con i voti degli italiani all'estero. Secondo i pm Andrini e Gianluigi Ferretti, ex segretario dell'onorevole Mirko Tremaglia, sono proprio quelli che con Mokbel scelgono Bruxelles come residenza fittizia di Di Girolamo. Andrini, firma la dichiarazione al consolato di Bruxelles che attesta la residenza di Di Girolamo in Belgio. Nessuno controlla: il console è un suo amico. La truffa viene scoperta dai pm di Roma che chiedono invano l'arresto del neosenatore.


Il 20 ottobre 2008 la Giunta delle Elezioni ordina l'annullamento della nomina. Ma la decisione è sospesa grazie all'intervento del senatore del Pdl, Andrea Augello, uomo ombra delle politiche del Campidoglio ora grande sponsor di Renata Polverini. Nel 2009 Andrini diventa ad di Ama servizi. La nomina scatena polemiche. A sua difesa si schiera il sindaco Alemanno che ieri lo ringrazia "per la sua sensibilità" quando rassegna le dimissioni.