TAV: retorica del fare, tra corruzione politica ed infiltrazioni mafiose ...

Come mai in Italia un chilometro di TAV costa 6 volte più che in Francia o Spagna?

Da un'elaborazione di Ivan Cicconi su dati di costo ufficiali - Aprile 2008

Ivan Cicconi si è laureato in ingegneria a Bologna dove vive e lavora. E' autore di saggi e ricerche sul settore delle costruzioni e sul tema degli appalti. Ha lavorato in diverse società di ricerca ed è stato professore a contratto nelle facoltà di Architettura delle Università La Sapienza di Roma e de Il Politecnico di Torino. è stato capo della Segreteria Tecnica del Ministro dei Lavori Pubblici Nerio Nesi nella XIII legislatura. Attualmente è direttore generale di Nuova Quasco, una delle più importanti società di ricerca per la "Qualità degli appalti e la sostenibilità del costruire".
Cicconi è autore di due libri: "La storia del futuro di tangentopoli" - edito da DEI, tipografia del Genio Civile e "Le grandi opere del Cavaliere" - KOINè nuove edizioni
Dalle due prefazioni:
"Il giudice Di Pietro, per ragioni oggettive e soggettive, è stato talmente lontano dai caratteri strutturali di Tangentopoli fino al punto che, proprio mentre sviluppava il suo massimo potenziale, nasceva una Nuova Tangentopoli più potente e razionale. A questo nuovo sistema è dedicato l'ultimo capitolo che ha lo stesso titolo del libro. Scrivere la storia del futuro di Tangentopoli può apparire un improbabile esercizio profetico, eppure la Nuova Tangentopoli presenta caratteri talmente chiari e definiti che raccontarne la storia è in realtà molto più semplice che ricostruire le origini ed i caratteri della Tangentopoli che l'ha preceduta".

"Il sistema anti Mani Pulite e pro Tangentopoli - scrive Marco Travaglio - è perfetto: pubblico per i rischi e i quattrini, privato per i profitti. Un sistema che istituzionalizza e legalizza i fondamenti della corruzione. Taglia le mani a ogni controllo, amministrativo e giudiziario, favorendo le grandi imprese e le grandi mafie che potranno subappaltare tutto a trattativa privata, con una stretta di mano fra quattro mura, senza alcun controllo. Fa lievitare i tempi e i costi. Non stimola gli investimenti privati, anzi consente l’uso privato di risorse pubbliche, compreso il patrimonio ambientale e culturale. E infine, con un colpo di bacchetta magica, fa sparire enormi debiti che il governo sta accumulando, nascondendoli per un po’ sui bilanci delle “Italie Spa” (che possono farsi prestare quanti quattrini vogliono dalle banche, tanto garantisce lo Stato). Ricompariranno a fine lavori. Roba da 1.500-2.300 milioni di Euro all’anno."

Altra grande pietra miliare su queste tematiche è "Corruzione ad Alta Velocità", scritto dall'ex giudice e commissario antimafia Ferdinando Imposimato, con Giuseppe Pisauro e Sandro Provvisionato.
Dal capitolo "Riflessioni finali":
"Lo scandalo del TAV è l'emblema della degenerazione globale del sistema politico; esso ha coinvolto maggioranza ed opposizione in egual misura. Dopo Tangentopoli non è scaturita una Repubblica rinnovata, ma una riedizione peggiore del vecchio sistema di potere. Si è organicamente strutturata l'alleanza tra ceto politico e forze dominanti del potere economico delle grandi imprese sia private che pubbliche, alle quali è demandato il controllo della totalità degli appalti delle grandi opere pubbliche. Ancora oggi entrambe sono sempre più dipendenti dallo Stato. Più che nel passato esse manovrano l'informazione e la formazione del consenso con metodi spregiudicati e contrari alla verità: coprono i mosfatti e le violazioni delle regole del mercato e esaltano i personaggi politici che agiscono all'insegna di una becera antipartitocrazia e del più demagogico populismo, anticamera di scelte illiberali "
"Le oligarchie finanziarie e tecnocratiche, sopravvissute all'ondata di tangentopoli, sono riuscite a ridimensionare la presenza dei partiti, divenendo esse arbitre esclusive del sistema di spartizione delle commesse pubbliche, per decine di migliaia di miliardi, con una sistematica violazione delle norme interne e internazionali sulle gare di appalto. Altri gruppi finanziari antagonisti hanno rinunziato alla strada della commessa pubblica e optato per accordi diretti con Cosa Nostra, nuovo soggetto politico-finanziario, accettato e riconosciuto dallo Stato, tanto da monopolizzare quasi tutte le commesse per le grandi infrastrutture. Cosicché nelle grandi opere pubbliche, come l'Alta Velocità e le autostrade, coesistono, in perfetta armonia, i protagonisti di sempre: i boiardi di stato, i grandi mediatori-corruttori, le imprese cooperative, Cosa Nostra, la Camorra, alcuni magistrati collaudatori e i grandi gruppi finanziari".

Sono frasi scritte tra il 1999 ed il 2004; nei successivi anni si sono dimostrate ogni giorno più vere e verificabili.
E' enormemente triste constatare che oggi tutto ciò venga considerato, nella cultura dominante, come del tutto normale, fisiologico: in nome della superiore retorica del FARE, dell'imperativo di una crescita economica da perseguire ad ogni costo (oltretutto non strategica, ma di cortissimo respiro, come può essere quella basata su cemento e tondino), si accetta che il denaro di tutti noi vada a finanziare le varie forme del malaffare.

Anche con la truffa, la corruzione, il malaffare; non importa. L’importante è FARE.
Oggettivamente complice, "l’Italia dei SI".