Pfas, commissione patacca di Zaia e 12 indagati per i veleni in galleriaA un mese dalle elezioni la Regione annuncia uno studio atteso da dieci anni, ma non esiste ancora
di Giuseppe Pietrobelli da Il Fatto Quotidiano del 19-10-2025
I Pfas avvelano la superstrada leghista Pedemontana Veneta e il clima politico pre-elettorale. L’assessore uscente alla sanità, Manuela Lanzarin, ha infatti annunciato che la Regione farà svolgere un’indagine epidemiologica sugli effetti dell’inquinamento provocato dalla Miteni di Trissino, dando per scontata la firma di un’intesa con l’Istituto Superiore di Sanità. Quest’ultimo nega però che il protocollo sia già stato firmato. La mossa dell’esponente leghista, a un mese dalle votazioni di novembre, sembra un espediente per catturare consensi nel Vicentino, dove lei si candida, ma dimentica i Comuni della Zona Rossa in provincia di Padova e Verona, ugualmente inquinati. Da Roma, l’Iss dichiara: “È stata avviata un’interlocuzione con la Regione Veneto al fine di pervenire al più presto a un accordo di collaborazione che è in dirittura d’arrivo, essendo l’Iss in attesa di un riscontro formale da parte della Regione”. Quindi l’intesa, che nove anni fa rimase lettera morta perché la Regione non l’aveva finanziata, non si è ancora raggiunta. L’assessore però aveva fretta di annunciare l’accordo e la Regione ha deliberato, dando per scontato che Iss parteciperà all’indagine, destinando 50 mila euro di contributo.
Al di là delle mosse in vista delle Regionali, la via della Pedemontana si intreccia con i Pfas, ma per un altro motivo. Ha inquinato acque di superficie e di profondità a causa delle gallerie naturali di Malo (nei Comuni di Castelgomberto e Malo) e di Sant’Urbano (a Montecchio Maggiore), la cui realizzazione ha comportato l’utilizzo di un additivo accelerante (Mapequick AF1000) contenente acido perfluorobutanoico (Pfba) che fa parte della famiglia delle sostanze perfluoroalchiliche). Serviva per consolidare il cemento ed è stato aggiunto in grandi quantità al calcestruzzo, finendo attraverso lo smaltimento dei cantieri nel corso d’acqua Poscola, che ha percorso la Valle dell’Agno attraversando la campagna veneta.
I reati di inquinamento ambientale e omessa bonifica sono stati contestati, a diverso titolo, a 12 persone dal sostituto procuratore Cristina Carunchio, che ha fatto recapitare gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari. L’arco di tempo va dal giugno 2021 al gennaio 2024. Sono coinvolti i vertici del Consorzio Sis (costruttori piemontesi della famiglia Dogliani), della Società Pedemontana Veneta (ente di gestione), nonché dei cantieri e responsabili dei lavori. La loro condotta “avrebbe determinato una contaminazione significativa delle acque superficiali e sotterranee”, scrivono i carabinieri di Vicenza.
Il Mapequick è un prodotto regolarmente in commercio, ma la concentrazione utilizzata ha provocato i valori fuorilegge, fino a 19 mila nanogrammi per litro di acido perfluorobutanoico, come ha riscontrato nel 2021 un accertamento Arpav. I livelli massimi consentiti sono di 500 nanogrammi. Sis aveva dichiarato i prodotti utilizzati per il cemento nelle due gallerie e si è così risaliti alla causa, con la contestazione a distanza di quattro anni di aver superato i valori indicati dall’Iss nel 2015. “Nel 2021 ho denunciato con interrogazioni alla giunta regionale la gravità dell’inquinamento” dichiara l’eurodeputata Cristina Guarda dei verdi. “Avevo chiesto di monitorare lo stato di contaminazione negli altri cantieri e nell’altro lato della galleria”. L’inchiesta le ha dato ragione. A smuovere la magistratura a suon di esposti ci ha pensato l’architetto Massimo Follesa, di Covepa, il comitato che contesta la Pedemontana e i suoi costi: “Mi pare siano stati ipotizzati reati minori, mentre i documenti dell’Ispra evidenziano elementi per sostenere l’esistenza di un disastro ambientale”. In questo caso i Pfas diventano una bomba ecologica distribuita nel territorio, come ha scoperto recentemente Andrea Zanoni, consigliere regionale dei Verdi. Materiale di scarico per tre milioni di tonnellate proveniente dalla Pedemontana è stato dislocato in una ventina di siti nelle province di Vicenza e Treviso, sulla cui tenuta e sicurezza ambientale sono in corso accertamenti. La circostanza è emersa nel giugno scorso, alla vigilia della sentenza per il processo Miteni, da un tavolo tecnico in Regione Veneto, ma gli esiti sono stati tenuti segreti fino a pochi giorni fa. |