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Il mistero del pedaggio del Ponte è risolto: pagano i contribuenti

Per le auto doveva costare 40 euro, poi l’ipotesi era 10 e ora si dice 4: intanto salgono i costi di manutenzione...

 

di Manuela Modica da Il Fatto Quotidiano del 25-08-2025

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/08/25/il-mistero-del-pedaggio-del-ponte-e-risolto-pagano-i-contribuenti/8103486/

 

In principio erano 40 euro, centesimo più, centesimo meno. Qualche settimana fa, però, ecco l’annuncio: meno di 10 euro. E ora si scende ancora: poco meno di 4 euro. Sono i numeri ballerini di quanto costerà passare con l’auto sul futuro Ponte sullo Stretto: “La prossima stima sarà che ci pagheranno loro”, scherza qualcuno sui social.

 

Giusto buttarla sul ridere, ma la questione è serissima, anche perché mentre il pedaggio crolla, si innalzano i costi della manutenzione annua del Ponte, creando uno sbilanciamento che alza la voce dei più critici: “Chi pagherà questo gap: i contribuenti?”, si chiede Guido Signorino, docente di Economia dell’università di Messina ed ex vice sindaco di Renato Accorinti. Le due cifre, infatti, quella della manutenzione e quella dell’attraversamento sono molto correlate tra loro, perché senza una, vacilla l’altra.

 

Nell’analisi costi/benefici fin qui nota, la Stretto di Messina Spa calcolava di potere far fronte alla manutenzione grazie agli incassi dei pedaggi, ma se li si taglia così tanto che succede? “Avevano fatto una stima per la manutenzione di 110 milioni, ora invece si parla di 140 milioni di euro e di tariffe per le auto che non arrivano a 4 euro: quindi l’analisi costi/benefici fatta finora era sbagliata?”, insiste Signorino. Domande che restano sospese in attesa del Piano economico finanziario, non ancora reso pubblico, e adesso al vaglio del ministero dell’Economia, che dovrà vidimarlo e poi inviare tutto alla Corte dei conti.

 

Proviamo a fare due conti su quel che sappiamo. Il Sole 24 Ore – non smentito dalla Stretto di Messina Spa – ha scritto che per la manutenzione straordinaria la spesa prevista è di 1,64 miliardi per i primi 27 anni dell’opera, ovvero 61 milioni all’anno. A cosa servono tutti questi soldi? Al rifacimento delle pavimentazioni ogni 5 anni, alla sostituzione del 20 per cento delle barriere stradali ogni 15 anni, al rifacimento del 50 per cento della verniciatura ogni 15 anni, alla sostituzione dei sistemi meccanici e degli impianti sempre ogni 15 anni. A questi 61 milioni l’anno “straordinari”, però, vanno aggiunti i costi della manutenzione ordinaria, che ammonterebbero a 80 milioni di euro sempre su base annua. In sostanza la manutenzione, tanto straordinaria quanto ordinaria, costerà al gestore dell’infrastruttura 141 milioni ogni anno. Cifra impegnativa e probabilmente persino sottostimata, visto che non pare tener conto dei condizionatori.

 

Non è uno scherzo, per tenere in funzione il Ponte sullo Stretto – dice il progetto – servirà un sistema di “impianti di deumidificazione con ventilatori”. Parecchi condizionatori insomma: “In totale 38 chilometri tra cassoni metallici e cavi in acciaio ad alta resistenza, da deumidificare 24 ore, 365 giorni all’anno”, spiega Mario de Miranda, ingegnere, esperto di ponti e grandi opere tra i più stimati nel suo campo. Un ponte, dunque, da ventilare costantemente a un costo ancora ignoto: “Sarà come avere un paziente perennemente sotto flebo, quindi parliamo di un costo di certo molto significativo”. Funzionerà più o meno così: “L’aria deve essere trattata da impianti di deumidificazione e spinta nei cassoni con dei ventilatori, che funzioneranno senza tregua per ventilare circa 17 chilometri di cassoni metallici di impalcato, traversi e torri, e 21 chilometri di cavi portanti”, spiega de Miranda. Finita? Macché: mancano pure gli stabilizzatori: “È una zona soggetta a venti forti. Per questo sono stati ipotizzati – ma non ancora progettati né testati – smorzatori dinamici attivi, in sostanza delle masse di centinaia di tonnellate installate all’interno delle torri e vincolate elasticamente alle stesse con dei motori che imprimono dei movimenti per limitare le oscillazioni delle torri: non sono mai stati realizzati di queste dimensioni e non so come ne abbiano calcolato i costi di gestione e manutenzione”, conclude l’ingegnere.

 

Se non è chiaro quanto costerà mantenere il futuro Ponte sullo Stretto, lo è ancora meno quanto costerà attraversarlo. Nell’analisi costi/benefici, aggiornata prima al 2023 e poi al 2024, la cifra era stata valutata in base alle tariffe dell’attraversamento col traghetto, ovvero circa 36 euro per le auto, nel frattempo aumentate. Ma adesso tutto è cambiato: “Era previsto un costo di manutenzione per i primi 30 anni di 71,2 milioni di euro. Erano numeri messi a caso?”, chiede ancora il prof. di Messina, Guido Signorino, che – in sinergia con il collega Domenico Gattuso, ordinario di Ingegneria dei Trasporti dell’università di Reggio Calabria – ha scritto una serie di considerazioni da sottoporre alla Corte dei Conti. Anche l’ingegner de Miranda, assieme ad altri due esperti, Federico Mazzolani e Santi Rizzo, ha inviato alcune osservazioni al Cipess, alla premier Giorgia Meloni e al ministro Giancarlo Giorgetti: così “non potranno dire che non sapevano”. Alla fine insomma, opacità strutturale a parte, tutti sapevano tutto, compreso il fatto che il mistero del pedaggio non è un mistero: se costerà 4 euro o 10 euro, quel che manca – decine di milioni l’anno – lo metteranno i contribuenti.