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CANTIERI TAV E SALUTE: LE 4 RICHIESTE DEI SINDACI DELLA VALSUSA
COMUNICATO DELL’UNIONE MONTANA VALLE SUSA
da Valsusaoggi del 28-11-2025
https://www.valsusaoggi.it/cantieri-tav-e-salute-le-4-richieste-dei-sindaci-della-valsusa/
BUSSOLENO – L’Unione Montana Valle Susa, in occasione del terzo evento pubblico di aggiornamento sull’elaborazione dei dati sanitari organizzato da Regione Piemonte e TELT lunedì 10 novembre nella Sala Trasparenza del Palazzo Unico Regione Piemonte, per voce del professor Enzo Ferrara (delegato al tavolo VIS dei sindaci dell’Unione Montana Valle Susa – Medicina Democratica) ha presentato una serie di osservazioni sulla Valutazione di Impatto sulla Salute dei cantieri della nuova linea ferroviaria Torino-Lione.
Come nei precedenti incontri pubblici, il professor Ferrara ha sottolineato “la distinzione tra effetti sulla salute diretti, potenzialmente derivanti dagli agenti nocivi associati ai lavori (ad esempio amianto, radiazioni ionizzanti, polveri) e gli effetti indiretti, questi ultimi legati a dinamiche attraverso cui la permanenza dei cantieri impatta sui sistemi istituzionali locali di gestione urbana ed ecologica (come la circolazione di autoveicoli, gli acquedotti, gli impianti di potabilizzazione e la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti). Sono altresì da annoverare gli effetti di protezione del territorio, come l’istituzione dei cantieri come ‘siti strategici di interesse nazionale’, e quelli di assistenza e prevenzione sanitaria, la cui incidenza sull’indagine epidemiologica richiede una lettura più complessa”.
Secondo questa analisi, si osserva che gli esiti eventuali dell’indagine epidemiologica si potranno constatare sul lungo periodo, nel corso dei prossimi decenni, e dovranno necessariamente essere integrati con azioni finalizzate a una prevenzione quanto più anticipata possibile rispetto a ogni prevedibile evento avverso.
Le questioni poste dai sindaci dell’Unione Montana Valle Susa si sono focalizzate su quattro macro-aree: la richiesta di un preciso cronoprogramma dei lavori, la prospettiva di protezione idrogeologica, il potenziamento dei presidi sanitari e l’inquinamento da PFAS.
«La nostra posizione rimane invariata: a nostro avviso l’opera non è utile, tantomeno prioritaria, e quei soldi andrebbero spesi per altre progettualità – ha dichiarato il presidente dell’Unione Montana Valle Susa Pacifico Banchieri – Continueremo a dedicare la nostra massima attenzione alla tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente con un monitoraggio costante».
Come si può leggere nel rapporto del prof. Ferrara “poiché l’eccessiva durata dei lavori compromette il rapporto costi/benefici da un punto di vista economico, ambientale e sanitario, il cronoprogramma dei lavori è l’elemento dirimente, dunque deve essere aggiornato e ogni sua variazione deve essere comunicata con regolarità”.
In merito agli esiti dell’osservazione epidemiologica, l’Unione Montana Valle Susa ha constatato che “come incidenza in termini numerici e statistici, parliamo principalmente di ricoveri per patologie a lunga latenza sui quali la situazione in Valle di Susa sembra essere in linea con altre popolazioni di riferimento, e così ci attendiamo che sarà anche per gli anni prossimi, quando si intensificheranno le attività di cantiere”.
Per quanto concerne la prospettiva di protezione idrogeologica in Valle “sono prevedibili sul territorio conseguenze dei lavori del cantiere che possiamo classificare dirette, come dissesti dovuti ai lavori di scavo, e indirette, come per l’intercettazione di falde idriche. Tali conseguenze andrebbero inserite in un piano di monitoraggio e protezione generale, soprattutto nelle zone interessate dai cantieri”.
In merito alla gestione dell’assistenza sanitaria di base dei lavoratori dell’opera che rimarranno sul territorio a lungo (i cantieri, secondo TELT, vedono attualmente al lavoro 2500 persone tra Italia e Francia, mentre per il picco di attività sono previsti 3500/4000 lavoratori), l’Unione Montana Valle Susa ha avanzato la richiesta di condivisione dei protocolli d’intesa definiti con l’ASL TO3 e delle informazioni raccolte grazie alle relazioni periodiche sullo stato di salute dei lavoratori, derivanti dalla sorveglianza sanitaria del medico competente, oltre alla richiesta di coinvolgere i medici di base operanti in Valle con informazione diretta su quanto accade sul territorio, questo sia per i rischi per la salute, sia per le attività di controllo e prevenzione sanitaria.
In ultimo, sul tema della presenza di PFAS, l’Unione Montana Valle Susa ha fatto esplicita richiesta di “inserire nel protocollo VIS l’espresso divieto di utilizzo di PFAS in qualsiasi attività inerente l’opera, chiedendo dunque alle autorità preposte per la tutela ambientale (ARPA) e per la salute pubblica (ASL) diano un resoconto periodico del numero di verifiche effettuate sia nei siti di monitoraggio delle acque, sia nei siti di stoccaggio dello smarino, nonché del loro esito”.
Sullo stesso tema è stato richiesto di organizzare un incontro dedicato con ARPA per illustrare le scelte di gestione e monitoraggio PFAS in Valle di Susa e di un coordinamento che possa essere aperto alla partecipazione di rappresentanti delle associazioni ambientaliste.
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