La Flotilla riparte accerchiando un cargo con a bordo materiali dual use per Israele39 imbarcazioni da Barcellona per l’impresa. Direzione Gaza, nessuna tappa in nord africa: Tunisi ora è ostile
di Alessandro Mantovani da Il Fatto Quotidiano del 21-04-2026
L’hanno vista sui siti di tracciamento del traffico marittimo. Diciannove barche della Global Sumud Flotilla, tutte a vela, si sono sganciate dalle altre e tredici sono arrivate nelle vicinanze della Msc Kaya, un grosso cargo lungo quasi 400 metri diretto al porto israeliano di Ashdod. Sulle barche hanno votato sul da farsi, poi si sono diretti verso le coste tunisine e hanno raggiunto la prua della nave. Come è noto le barche a vela hanno la precedenza. “Hanno dovuto rallentare, poi hanno cambiato direzione, ma almeno all’inizio sono andati verso le nostre barche”, racconta un attivista che c’era. È una delle navi Msc che trasportano in Israele acciaio, altri materiali dual use di interesse anche militare oltre che carburanti evidentemente necessari anche alle campagne militari in corso dall’Iran al Libano, alla colonizzazione della Cisgiordania e all’occupazione di Gaza. I cargo della compagnia del sorrentino con passaporto svizzero Gianluigi Aponte si muovono sul filo della legge sui transiti di materiali destinati all’industria militare israeliana; sono stati oggetto anche di recenti ispezioni nei porti italiani e naturalmente della campagna di boicottaggio Bds a sostegno del popolo palestinese.
La Flotilla è ripartita nei giorni scorsi da Barcellona con 39 imbarcazioni che si ricongiungeranno forse già domani con le altre in attesa in Sicilia e altre ancora partiranno più avanti da Grecia e Turchia: dovrebbero essere circa 80, quasi il doppio dell’estate scorsa, le barche che riproveranno ad arrivare a Gaza. Da Barcellona sono partite anche le navi appoggio di Greenpeace e della ong catalana Open Arms, che naturalmente non hanno partecipato all’azione contro la Msc Maya.
Erano all’incirca le 14 di ieri, tra Tunisia e Sicilia occidentale. Da una delle barche della Flotilla hanno chiamato il cargo via radio, c’è il video su Instagram: “State navigando verso la Palestina occupata, portando strumenti di morte e distruzione. Gaza è sotto assedio. Il suo popolo subisce una punizione collettiva – ha detto una attivista –. La vostra spedizione è nelle mani di un regime oppressivo e di apartheid che commette genocidio. Tornate indietro subito, scegliete l’umanità contro la complicità. Scegliete la giustizia contro l’occupazione. Il mondo vi guarda. La Flotilla si schiera tra voi e i crimini di guerra”. L’unica risposta dalla Msc Maya, raccontano gli attivisti, è stata shut up, “state zitti”.
È senz’altro un’esagerazione dire che il cargo è stato “dirottato”, come si legge in una nota della Global Sumud, ma certo è stata un’azione simbolica spettacolare e probabilmente senza precedenti. Vedremo se avrà conseguenze e quali. La navigazione della Flotilla partita da Barcellona, più volte rinviata, ha avuto i suoi problemi tecnici che hanno ritardato l’arrivo in Sicilia. Davanti alle coste tunisine le barche hanno anche disegnato una “V” che in arabo indica il numero “7”, ben visibile sul tracker consultabile su Internet per seguire il viaggio: era un saluto rivolto ai sette attivisti tunisini della Global Sumud arrestati ai primi di marzo con accuse di malversazioni finanziarie. Uno nel frattempo è stato rilasciato, ma è chiaro che il presidente Kais Saied ha dichiarato guerra al movimento filopalestinese, molto forte nel paese, e infatti la Flotilla di primavera non è passata da Tunisi, a differenza di quanto era accaduto lo scorso settembre quando lì ci fu il primo attacco con le bombe incendiarie lanciate dai droni.
Non passerà dalla Tunisia neppure il convoglio di terra che dovrebbe partire dalla Mauritania, composto di attivisti nordafricani, che poi si ricongiungerà in Libia con gli europei per provare a raggiungere Gaza attraversando l’Egitto. L’anno scorso, a giugno, andò male e da lì è nata la Flotilla che catalizzò l’attenzione di mezzo mondo. Oggi la Palestina è scomparsa dai radar dell’informazione e il silenzio è il primo nemico della nuova missione. |