In Sicilia la nuova Flotilla issa le vele: “Romperemo l’assedio di Netanyahu”59 barche al via il 25 o 26 aprile. I dubbi di Greta Thunberg sulla missione: “Troppi i rischi nell’area, meglio azioni diverse di lotta”.
di Alessandro Mantovani da Il Fatto Quotidiano del 23-04-2026
Inviato ad Augusta (Sr). Le barche sono allineate sui moli, tutte imbandierate con i colori della Palestina e non solo, c’è pure un drappo rosso dei Castelli Romani antifascisti e gran parte delle vele e degli scafi sono stati dipinti. Se a settembre, alla partenza della prima Global Sumud Flotilla per Gaza, la banchina nord del porto Xifonio di Augusta pareva un suk, con pezzi meccanici, arredi per le barche, salvagenti e piatti e pentole e pure un wc accatastati come si poteva, oggi sembra tutto organizzato. “Flotilla corporate” scherzava qualcuno. C’è meno frenesia, stavolta c’è stato più tempo rispetto all’urgenza dell’estate scorsa, quando la missione fu organizzata in poche settimane.
I training sono finiti, i volontari hanno riempito tutti i moduli e firmato (digitalmente) i codici di condotta. C’è anche meno gente che affolla il porto. Dove, comunque, ancora si lavora. Si fanno le prove in mare e tutto il resto. È la più grande e variopinta missione politico-umanitaria via mare della storia, rigorosamente non violenta, per portare aiuti e “rompere l’assedio” a Gaza e il blocco navale che dura dal 2008 – come ricordava ieri Maria Elena Delia, la portavoce italiana, nella conferenza stampa organizzata dal M5S con Pd e Avs alla Camera – e non dagli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. “Il genocidio non si è mai fermato, il fatto che non venga più raccontato non significa che non esiste. Da quando è stato dichiarato il cessate il fuoco sono morti più di 800 palestinesi e gli aiuti umanitari continuano a non arrivare”, ha detto ancora Delia. “Ma se invece c’è la pace perché questo blocco? Perché non c’è libertà di movimento?”.
Sulle 24 barche in partenza il 25 o il 26 aprile dall’Italia, tutte a vela e solo due a motore, hanno caricato anche il cibo per gli equipaggi, circa 200 persone. Da ieri sera in Sicilia stanno arrivando anche le 35 barche partite da Barcellona con a bordo altri 250 circa, tra cui il frontman brasiliano Thiago Avila: navigazione faticosa, qualche barca si è fermata. Altre, forse una ventina, si uniranno più avanti da Grecia e Turchia. Non si capisce ancora cosa faranno le Thousand Madleens, la piccola flottiglia partita da Marsiglia che da giorni è a Cetraro, in Calabria, ma potrebbe rinunciare a Gaza. Li ha raggiunti Greta Thunberg che nelle scorse settimane aveva chiesto alla Global Sumud di non partire perché le guerre che infiammano il Medio Oriente – Asia occidentale, nel linguaggio decoloniale della Flotilla – moltiplicano i rischi e sarebbe meglio concentrarsi sulle azioni contro gli approvvigionamenti via mare del comparto militare israeliano. Sulla stessa posizione c’è Francesca Albanese, che non arriva a dire “non partite” ma ci va molto vicino dicendo che “bisogna essere efficaci” e non “istituzionalizzare la rivoluzione”. Quanto alle azioni contro la supply chain israeliana, le barche partite da Barcellona ne hanno fatta una qualche giorno fa, veleggiando nel Canale di Sicilia attorno alla prua di un gigantesco cargo Msc di quelli che riforniscono Israele di acciaio e petrolio, diretto al porto di Ashdod.
Per la Flotilla non è questione di non partire e Delia l’ha ribadito ieri alla Camera con l’attivista palestinese-norvegese Susan Abdallah e Tony Lapiccirella, tutti membri dello Steering Committee internazionale della Global Sumud. I partiti del centrosinistra italiano “sostengono” e “ringraziano” la Flotilla, poi vedremo se anche stavolta qualcuno si imbarca: Delia ieri ha confermato “contatti” in corso. Sono intervenuti Stefania Ascari e Gianluca Ferrara del M5S, Laura Boldrini del Pd e Marco Grimaldi di Avs. Quest’ultimo ha anche chiesto al governo Meloni di intercedere presso le autorità israeliane affinché permettano l’ingresso di parlamentari e giornalisti italiani a Gaza. Ad Augusta, intanto, i volontari della Flotilla hanno partecipato alla commemorazione organizzata dal Comitato locale per ricordare il terrificante naufragio del 18 aprile 2015, il peggiore della storia infame del Mediterraneo centrale, avvenuto da queste parti: sul peschereccio “Benedetto da Dio” c’erano centinaia, forse anche mille migranti; 28 i superstiti. Il relitto è in un’area portuale chiusa, nella “Città dei due porti” vorrebbero farne un monumento visibile. |