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Si allarga la caccia ai fondi per Hamas: indagati in 25

di Marco Grasso da Il Fatto Quotidiano del 29-12-2025

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/12/29/si-allarga-la-caccia-ai-fondi-per-hamas-indagati-in-25

 

Genova – Si allarga a venticinque il numero degli indagati nell’inchiesta di Genova ipotizza l’esistenza di una rete di associazioni che raccoglieva fondi per la Palestina, ma che secondo i pm avrebbe dirottato denaro verso Hamas. L’indagine si affaccia su un pezzo di mondo della sinistra che negli ultimi anni ha coltivato rapporti e condiviso battaglie e piazze con la comunità palestinese, una circostanza che adesso infiamma il dibattito politico. Con la maggioranza che attacca l’opposizione e richiede due informative in Parlamento, ai ministri di Interni ed Esteri Matteo Piantedosi e Antonio Tajani.

 

Il nuovo nome
al centro dell’attenzione è quello di Angela Lano, 62 anni, storica attivista No Tav, perquisita dalla Digos nella sua casa di Torino. Giornalista e orientalista, Lano dirige l’agenzia di informazione InfoPal, nel mirino degli inquirenti per essere stata sostenuta da Mohamed Hannoun, leader della ong Abspp (Associazione benefica di solidarietà al popolo palestinese) attorno a cui ruota tutta l’inchiesta. Il secondo è quello di Mohamed Shahin, l’imam di Torino recentemente oggetto di un decreto di espulsione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al centro di un caso politico-giudiziario. Shahin non è indagato, ma il suo nome compare un paio di volte nelle intercettazioni contenute nell’ordinanza del tribunale di Genova e per questo è stato perquisito.

 

Dalle perquisizioni avvenute negli ultimi due giorni polizia e guardia di finanza hanno sequestrato oltre un milione di euro in contanti, di cui 560mila in un garage a Sassuolo. A Lodi sono stati trovati computer nascosti nell’intercapedine di un muro. In altre sedi dell’associazione o appartamenti, sempre secondo le forze dell’ordine, sono state sequestrati materiali riferibili “celebrativi” di Hamas. L’ipotesi accusatoria è che dal 2001 ad oggi l’Abssp e i suoi vari satelliti abbiano raccolto 7,2 milioni di euro di fondi per Gaza e la Palestina, ma che il 71% di questo denaro sia finito a entità controllate da Hamas. È un’accusa che era già stata mossa ad Hannoun a metà degli anni Duemila, ma che allora era stata smontata dal tribunale. Cosa è cambiato da allora? Dal 2023 la Procura di Genova, coordinata dalla Direzione nazionale antiterrorismo, ha riattivato intercettazioni e accertamenti finanziari sul gruppo, ma soprattutto l’intera indagine si fonda su quello che appare quasi come un vulnus per un’inchiesta giudiziaria italiana: gli inquirenti italiani, come riportato nell’ordinanza di custodia cautelare, acquisiscono una vasta quantità di materiale accusatorio dalle autorità israeliane. Si tratta in molti casi di atti reperiti durante varie campagne belliche. E sempre da Israele – che negli ultimi anni ha messo fuori legge un alto numero di associazioni palestinesi che si occupano di diritti civili – provengono le prove che collegherebbero le associazioni benefiche finanziate da Hannoun ad Hamas. Circostanze sottolineate ieri dal pool di difensori che assistono alcuni dei militanti arrestati: “Per ora quel che ci pare emergere dalla prima lettura degli atti è che l’impostazione accusatoria è largamente costruita su elementi probatori e valutazioni, anche giuridiche, di fonte israeliana, senza che sia possibile un reale e approfondito controllo su contenuti e rispetto dei principi costituzionali, convenzionali e codicistici di formazione della prova – dichiarano gli avvocati Dario Rossi, Fabio Sommavigo ed Emanuele Tambuscio – Anche le modalità di utilizzazione nel nostro procedimento paiono, per usare un eufemismo, semplificate oltre ogni limite”.

 

Intanto infuria la polemica politica. Vari esponenti politici di centrodestra, tra cui Maurizio Gasparri, che ha accusato i sindaci di centrosinistra che avevano dato solidarietà alla partecipatissima manifestazione avvenuta a Genova alcuni mesi fa, di essersi “inchinati” ad Hannoun. Accuse politiche che si aggiungono a quelle già evocate nei confronti di altri politici, da Laura Boldrini, che ieri ha preso le distanze, a Maurizio Fassina. “Giusto che la magistratura faccia chiarezza, ma noi non abbiamo niente di cui vergognarci”, ha replicato ieri Angelo Bonelli, leader di Avs.