Torino-Lione: il cantiere accumula i ritardi e le difficolta’
Le difficoltà incontrate nello scavo del tunnel ferroviario sotto le Alpi, tra Francia e Italia, riaccendono il dibattito sugli impatti finanziari e ambientali di questo gigantesco progetto. L’operatore TELT promette di rispettare le scadenze e di non mettere a rischio le riserve idriche sotterranee.
di Richard Schittly (Lione, corrispondente Le Monde)
Considerato dai suoi promotori come un’impresa tecnica senza precedenti, in grado di decarbonizzare i trasporti e di togliere dalla strada migliaia di camion, e dai suoi oppositori come un progetto inutile e costoso, fonte di un massiccio impatto ambientale, il tunnel ferroviario Lione-Torino deve affrontare nuove difficoltà. La fresa sta incontrando un grave problema nello scavo di una delle sue due gallerie principali. La fresa, installata nella galleria di base nord, ha avanzato di soli 244 metri in 273 giorni, con una media giornaliera inferiore a un metro. Nell’ultima settimana di maggio, questa macchina ha avanzato di un solo metro, mentre era previsto un ritmo di lavoro di 12 metri al giorno, secondo i rapporti tecnici consultati da Le Monde.
Chiamata Viviana, la macchina lunga 180 metri, dotata di una testa rotante di dieci metri di diametro, era stata inizialmente progettata per perforare 9 chilometri di galleria in tre anni. Dalla sua entrata in servizio, nel settembre 2025, la fresa ha completato solo il 3% dello scavo previsto. «I ritardi si accumulano.
A questo ritmo, occorreranno almeno altri due anni di lavori, a condizione di superare gli ostacoli tecnici», afferma, sotto copertura di anonimato, un ingegnere presente nelle squadre di lavoro, sul versante francese del progetto. Secondo questo professionista esperto, l’ostacolo riscontrato nella galleria di base rischia di posticipare ulteriormente la data di completamento dell’opera, prevista per il 31 dicembre 2033, e di aumentarne il costo, stimato, in questa fase, a 11 miliardi di euro.
Questa previsione viene categoricamente smentita dalla società binazionale Tunnel Euralpin Lione-Torino (TELT), responsabile del cantiere. «La fresa Viviana avanza lentamente, ma si tratta di una situazione prevista. Abbiamo gli strumenti per porvi rimedio, grazie all’esperienza maturata con la precedente fresa nella stessa zona geologica. Rispettiamo il programma previsto», dichiara Manuela Rocca, vicedirettrice generale di TELT. Secondo la direzione dell’azienda, la lentezza della fresa non impedisce il progresso complessivo del progetto, che conta 11 cantieri operativi tra Francia e Italia. «Indipendentemente dalla fresa, altri 15 fronti sono attualmente attivi nella galleria di base, secondo metodi tradizionali», precisa il promotore.
Traguardo simbolico
La situazione di Viviana alimenta preoccupazioni interne, poiché per il cantiere Torino-Lione erano state previste sette frese successive. Questi macchinari devono scavare il 75% della lunghezza della galleria di base. La prima, denominata Federica, è stata messa in servizio nel 2016. Questa macchina da 2.340 tonnellate ha scavato 9 chilometri di galleria di ricognizione in tre anni, prima di essere fermata e smantellata. Federica aveva avuto un problema simile a quello di Viviana, incontrando una faglia carbonifera di una quindicina di metri, nello stesso settore. I tecnici avevano impiegato due mesi e mezzo per risolvere l’incidente, riducendo le lame di taglio e iniettando resine nella roccia per renderla più compatta. La seconda macchina messa in servizio, Viviana, opera a 600 metri di profondità, all’altezza del comune di Saint-Martin-de-la Porte (Savoia), in direzione dell’Italia, e da nove mesi non riesce ad avanzare.
«Questa fresa presenta un grave problema. La roccia di natura scistosa è costituita da vuoti, il che blocca la macchina. Questo tipo di fresa è progettato per avanzare in un terreno roccioso omogeneo», spiega l’ingegnere esperto. Nel corso del mese di giugno 2026, i tecnici hanno iniettato schiume nella testa della fresa, nel tentativo di risolvere i problemi di intasamento causati dai fanghi scistosi. Viviana avrebbe dovuto riprendere il lavoro lunedì 29 giugno, ma è stata nuovamente fermata fino al 2 luglio. Le date di completamento non figurano nei calendari previsionali.
Il committente cerca di rassicurare, sottolineando che dall’inizio dei lavori, nel 2011, sono stati scavati complessivamente 49 chilometri di gallerie, pari a quasi il 30% dell’intera opera. Per TELT, il traguardo simbolico del terzo di avanzamento rafforza l’idea che il progetto sia irreversibile, in un contesto caratterizzato da forti riserve sugli impatti finanziari e ambientali. Il Consiglio di orientamento delle infrastrutture ha raccomandato ulteriori investimenti ferroviari nel suo ultimo rapporto dell’aprile 2026.
Per gli oppositori locali, la cifra del 30% di avanzamento non è significativa. Essa comprende soprattutto le gallerie di accesso tecnico ai cantieri, ovvero tre discese e i rami di sicurezza tra le due canne di circolazione dei treni. La galleria principale è composta da due tubi paralleli di 57,5 chilometri, per un totale di 115 chilometri di tracciato sotterraneo, di cui 21 chilometri sono stati scavati ad oggi, ovvero meno del 20% del percorso.
Un’altra preoccupazione si profila sul percorso del cantiere Lione-Torino. Un nuovo studio idrogeologico sarà allegato al procedimento che oppone «Vivre et Agir en Maurienne» alla prefettura della Savoia. L’associazione ambientalista contesta il decreto prefettizio che aveva revocato le zone di protezione intorno ai punti di captazione idrica della valle, previste dalla legge sulle acque del 2002, per consentire le trivellazioni del cantiere Lione-Torino. Secondo questa perizia, il cantiere provoca un abbassamento da 50 a 100 metri del livello di immense riserve acquifere secolari. Un impatto molto più significativo di quello descritto dagli studi preliminari condotti nel 2006 dall’operatore Lione-Torino Ferroviario.
«Non c’è alcun motivo di preoccupazione per le risorse idriche. Monitoriamo costantemente 130 punti di misurazione in tutta la valle. Non registriamo alcun fenomeno significativo», rassicura la vicedirettrice di TELT.
«Il massiccio della Maurienne è costituito da numerose faglie verticali che raccolgono l’acqua e possono comunicare tra loro. Quando una galleria raggiunge la faglia, l’acqua fuoriesce, e questo è irreversibile. La montagna si sta svuotando», teme invece Gilles Ménard, geologo, ex ricercatore del CNRS, specialista dei terreni alpini.
Nel corso dell’anno dovrebbe essere fissata un’udienza presso il tribunale amministrativo di Grenoble.