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Riconoscimento facciale, il giurista Gialuz:
“Contro la Costituzione. Libertà a rischio, la politica parli”
di Antonella Mascali e Ferruccio Sansa da Il Fatto Quotidiano del 31-07-2026
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/07/31/riconoscimento-facciale-il-giurista-gialuz-contro-la-costituzione-liberta-a-rischio-la-politica-parli/8465115/
Tutti al mare. E intanto rischia di passare un decreto legislativo “di importanza cruciale per un ordinamento democratico” con “il rischio di compromettere, o persino distruggere, la democrazia con il pretesto di difenderla”. Così viene definito il decreto sul riconoscimento biometrico. A parlare è Mitja Gialuz, professore di Procedura Penale all’Università di Genova. Un parere che il noto docente ha espresso durante un’audizione alla commissione Giustizia della Camera (e su sistemapenale.it). Gialuz parla di “rischio di violazione della Costituzione” ignorato da tutti: “Il tema non ha finora ricevuto, né nell’opinione pubblica né in Parlamento, un’attenzione proporzionata alla sua rilevanza”. Insomma, è in gioco “la tutela delle libertà fondamentali e i diritti dei cittadini”, come “il diritto alla protezione dei dati personali, le libertà di associazione, di riunione, di manifestazione del pensiero e la stessa libertà morale dei cittadini”. Tanti i punti critici. Come il riconoscimento disposto dal pm e non da un giudice, ma soprattutto, in casi di urgenza, addirittura dalla polizia giudiziaria. E ancora: il riconoscimento facciale previsto senza indicare per quali reati, includendo, così, anche quelli di lieve entità. Di più: il riconoscimento nei luoghi pubblici, come stadi e manifestazioni dove vengono ripresi cittadini che non sono sospettati di nulla e le cui immagini vengono conservate in archivio. Volontà di questa maggioranza che ha scardinato le intercettazioni. Eppure il riconoscimento “mostra significative analogie”, osserva Gialuz, con le registrazioni telefoniche. “Particolare attenzione”, ha detto il professore in Commissione, “meritano le disposizioni dedicate ai sistemi di intelligenza artificiale impiegati dalle autorità di polizia per l’identificazione biometrica remota in tempo reale, a fini di prevenzione o protezione, e per il riconoscimento facciale a posteriori”.
Partiamo dalla competenza a disporre il riconoscimento affidata ai pm. In base soprattutto alla Carta di Nizza, nei casi di “attività gravemente intrusive dei diritti dei singoli”, ricorda Gialuz, si era escluso “che il pm potesse svolgere tale ruolo, in quanto coinvolto attivamente nelle indagini e non equidistante”. Per correggere, o mitigare, l’effetto della norma il professore indica una soluzione: l’autorizzazione deve darla un giudice.
C’è di più: “Una grave criticità riguarda la disciplina d’urgenza, dove si prevede che quando ‘non sia possibile, per la situazione di urgenza, attendere il provvedimento del pm, all’attivazione del sistema di identificazione biometrica remota in tempo reale provvedono gli ufficiali di polizia giudiziaria’”. Gialuz ipotizza una “violazione dell’articolo 3 della Costituzione”, quella che sancisce l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Infatti le intercettazioni non possono essere disposte dalla polizia giudiziaria. “Visto che l’intrusività dello strumento è quanto meno equiparabile” alle intercettazioni, “sembra che lo stesso divieto debba imporsi al riconoscimento”. C’è un altro punto chiave: sarebbe permessa una “raccolta e memorizzazione dei dati biometrici di chiunque acceda a luoghi o eventi in relazione ai quali si registrano esigenze di ordine e sicurezza pubblica, come stadi, stazioni, piazze durante manifestazioni o concerti. I tratti biometrici acquisiti sono conservati sette giorni in un archivio locale”.
Qui si pone un duplice problema: la creazione di una sorta di banca dati (anche di persone che non stanno compiendo reati) e una sorta di “riconoscimento a strascico”. Gialuz ha indicato possibili correttivi: l’autorizzazione del giudice, l’indicazione specifica dei reati per cui si possano raccogliere i dati, selezionandoli per gravità e pena. Gialuz chiede che la raccolta non sia affidata solo all’IA, ma richieda la presenza di persone “indipendenti”.
È paradossale che sia proprio questa maggioranza “garantista” a proporre una norma che affida al pm – che con il Referendum poteva finire sotto il Governo – un potere enorme.
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