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I PRESIDI NO-TAV:
osservatori sul territorio, laboratori della partecipazione informata,

case accoglienti del movimento,
scuole di un modello alternativo di futuro






I primi presidi No-Tav si installano in Val di Susa nell'estate 2005, per contrastare i tentativi di effettuare sondaggi propedeutici alla realizzazione della ferrovia ad Alta Velocità Torino-Lione; ovunque, all'approssimarsi delle stagione fredda, si rende necessario sostituire le tende iniziali con strutture in legno, dotate di stufe e putagé (cucina a legna e carbone).

Il consolidamento strutturale dei presidi va di pari passo con l'affermarsi del loro ruolo di centri di aggregazione sociale: quotidiane sedi di incontro dei pensionati del luogo, di sera ospitano cene, conferenze, studio dei progetti, canti, cineforum, riunioni del movimento. Lo scambio inter-generazionale, l'aprirsi a tematiche sempre più ampie, il condividere cibo e lavoro sono ingredienti che rinsaldano ed arricchiscono di stima ed affetto i legami; rendono sempre più gratificante stare in compagnia, sempre più bello e convincente lottare insieme.

Sgomberati violentemente di notte dalla polizia, bruciati da attentati di stampo mafioso, sequestrati dalla magistratura, i presidi resistono, rinascono, si spostano seguendo le variazioni di tracciato dei nuovi progetti...

 


 


CRONOLOGIA DEI PRESIDI NO TAV


In tre Comuni valsusini, tra il 20 ed il 29 Giugno 2005, devono essere installati i cantieri per sondaggi contemplati nei PRIMI progetti TAV; in ciascuna delle date fissate viene convocato, per l'intera giornata, il Consiglio comunale esattamente sul terreno interessato. Fin dal primo mattino arrivano centinaia di persone, comitati, sindaci ed amministratori degli altri Comuni della valle.
Poi la zona non viene più lasciata.

 

Borgone, 20/6/2005

Bruzolo, 27/6/2005

 

VENAUS:

 

ad inizio del Dicembre 2005 diventa il luogo cruciale della lotta: lì vogliono installare il cantiere di quel "cunicolo esplorativo" che in realtà sarebbe galleria a servizio del TAV. Pur nel contesto di una valle militarizzata da un mese, con posti di blocco permanenti di polizia e carabinieri, la volontà del movimento è di impedire l'avvio, di fatto, della realizzazione della Torino-Lione. Attorno alla casetta in legno del presidio, nella neve e di fronte al permanente schieramento degli agenti, vengono anche montate delle tende che notte e giorno ospitano chi si alterna nei turni di vigilanza.
Nella notte tra il 5 ed il 6, è cronaca nota, le forze di polizia irrompono violentemente, picchiando la gente e rovesciando le strutture: solo così riescono a sgombrare il presidio ed impossessarsi dei prati su cui viene rapidamente issata la delimitazione del cantiere; dall'alba l'intera Valle di Susa è bloccata da migliaia di manifestanti che si riversano su tutte le vie di comunicazione. L'eco mediatico è enorme, in varie città si tengono sit-in di solidarietà con i NO-TAV, arrivano in valle gruppi di persone da ogni parte d'Italia.
Il giorno 8 ben 30-40 mila manifestanti aggirano i blocchi polizieschi ed attraversando i boschi scendono a riprendersi i prati e ad erigere l'embrione di quello che in pochi giorni diventa il nuovo presidio di Venaus.
E' qui che presto iniziano assemblee partecipate da folle mai viste, e le festività di fine anno diventano riti dell'orgoglio NO-TAV. E' qui che si tengono le prime riunioni con altre realtà nazionali in lotta per la difesa del territorio, gettando le basi di quel che l'estate seguente diventa il "Patto di Mutuo Soccorso" . E' qui che nel Giugno 2008 i militanti acquistano, un metro quadro ciascuno, i terreni contesi con l'operazione Un posto in prima fila.
L'edificio beneficia di diverse migliorie, e viene anche dotato di un pannello solare che scalda l'acqua e di una vasca di fitodepurazione che tratta gli scarichi dei servizi, giusto per non limitarsi ad apprendere la teoria del risparmio energetico e del basso impatto; altre regole fisse a questo proposito: acqua di rubinetto, rifiuti rigorosamente differenziati e niente plastica usa-e-getta.
Il presidio di Venaus è conosciuto anche all'estero, è base di appoggio ogni mese di Luglio del campeggio NO-TAV; il falò del 10 Agosto accende ogni anno "la notte dei fuochi di resistenza". La nuova installazione accoglie stabilmente due abitanti, Biagio e Raul: il presidio diventa la loro casa, il movimento la loro famiglia. Disgraziatamente il 28 Dicembre 2009 Raul morirà, tradito dal suo cuore, lasciando a tutti il ricordo di un uomo limpido, di rara generosità.

 

BORGONE:

 

si può dire che sia stata, fra i tre presidi, la sede di rappresentanza diplomatica del movimento. Ha infatti ospitato vari incontri con segretari dei partiti della "sinistra radicale" (che nel 2006 sostenevano ancora la causa NO-TAV), con europarlamentari, sindaci della Recosol - Rete Comuni Solidali, con esponenti di movimenti di base di altri Paesi ed altri continenti. Tutto ciò senza trascurare serate musicali, corsi di canto, di balli popolari, di ricamo.
Per oltre quattro anni e mezzo non c'è giorno che non sia frequentato.
A Gennaio 2010 arrivano le trivelle per i sondaggi legati ad un nuovo progetto della Torino-Lione, anche stavolta accompagnate da spropositati schieramenti di polizia: in vari luoghi della valle di Susa e della cintura torinese si svolgono forti manifestazioni contro questi sondaggi, la tensione sale e si verificano alcuni episodi di provocazione contro il movimento. La notte tra il 23 ed il 24 Gennaio, che sta tra una possente manifestazione NO-TAV a Susa ed un convegno SI-TAV promosso dal PD al Lingotto di Torino, un attentato incendiario di chiaro stampo mafioso distrugge il presidio di Borgone: l'unica cosa che rimane in piedi è la stufa in ghisa al centro della struttura. Varie scritte Si-Tav firmano l'attentato: mentre i carabinieri pongono sotto sequestro penale l'area, gli indizi raccolti a livello popolare individuano oggettivamente i mandanti fra alcune imprese edili della valle. Già nella notte, al propagarsi degli sms, accorrono sul posto molti militanti sgomenti di fronte alla violenza dell'atto, ma ben determinati a non darsi per vinti; alle prime luci del giorno compare un "gabbiotto di cantiere" nel prato di fronte: è l'embrione della ricostruzione del presidio.


BRUZOLO
:

 

il presidio è in un prato sul ciglio della statale 25: una casetta in legno, anche qui. E' regolarmente frequentato dallo storico Comitato di Lotta Pololare di Bussoleno, oltre che dai NO-TAV di Bruzolo, San Didero e Chianocco, ma è anche sede del gruppo delle Donne NO-TAV, oltre che base logistica del GAS - Gruppo di Acquisto Solidale - più numeroso tra quelli formatisi in valle. L'età media dei presidianti è più bassa, e di conseguenza il tono della militanza più grintoso.
Ad una settimana di distanza dall'attentato a Borgone, e sempre in una notte tra sabato e domenica, il 31 Gennaio 2010 anche questa struttura viene distrutta da un analogo incendio doloso: ci avevano già provato un paio di volte, l'ultima solo due settimane prima, ma la vicinanza alla statale aveva sempre fatto immediatamente scattare l'allarme e l'intervento dei pompieri.
Nella stessa notte dell'incendio alcuni monumenti dedicati ai partigiani della valle di Susa vengono imbrattati con una scritta "Si Tav", indicando una volontà di collegare tra loro i vari attentati e di alzare il tono politico della provocazione.
L'area di Bruzolo, al pari di quella di Borgone, rimane sotto sequestro indefinitamente e liberata solo a Marzo 2013, quando la procura di Torino archivia l'nchiesta sull'attentato incendiario senza aver trovato i colpevoli.


 

SUSA, ZONA DELL'AUTOPORTO DELLA A32




Nella fase di elaborazione dei nuovi progetti della linea viene tentata un'esecuzione di carotaggi che non riuscirà, se non a livello mediatico: tra Gennaio e Marzo 2010 vengono eseguite solo poche operazioni simboliche, protette 24 ore al giorno da centinaia di agenti in tenuta antisommossa ed in aree logisticamente blindate, come quelle a ridosso di autostrada e stazioni ferroviarie. La campagna promossa dal movimento NO-TAV contro le trivelle si esprime in quotidiane manifestazioni sui luoghi di sondaggio: le temperature spesso sotto zero impongono la predisposizione almeno di tende in cui ripararsi, con fuochi per riscaldarsi e per preparare bevande calde. In valle di Susa ci si avvale anche di due strutture temporanee collocate presso l'autoporto di Susa (presidio Maiero-Meyer), la stazione FS di S.Antonino (presidio La trippa).
Qui turni continui garantiscono la presenza costante dei militanti per mesi, anche oltre il periodo dei carotaggi; solo l'autunno successivo sarà presa la decisione di smantellare queste installazioni, ma per un loro trasloco in nuove zone di conflitto che nel frattempo sono state delineate.

 



Nell'Agosto del 2010 viene pubblicato un nuovo progetto preliminare per la porzione italiana della tratta internazionale (confine di Stato-Chiusa S. Michele), il cui tracciato risulta traslato sul lato opposto della Valle di Susa rispetto al precedente; in contemporanea viene ridefinito anche un piano, correlato, di sondaggi preliminari . E' in base a questa nuova situazione che il movimento decide dove ricollocare i presidi permanenti: la scelta cade su Vaie, località Pradera, e Maddalena di Chiomonte dove ci sarà il tentativo di installare il primo cantiere operativo, quello per il nuovo "cunicolo esplorativo" (proprio come nel 2005 a Venaus).
Ma questa volta c'è, in più, anche una struttura del movimento fuori valle, tra Rivoli e Villarbasse nella seconda cintura di Torino, nota come Presidio Val Sangone: era già stata eretta nel periodo dei sondaggi di inizio anno, ma viene confermata, ampliata e migliorata.

"Baita Clarea" a Maddalena di Chiomonte

"Picapera" a Vaie

"Valsangone" tra Rivoli e Villarbasse

 

 


MADDALENA DI CHIOMONTE

 

è il luogo deputato dai fautori dell'opera per provare a vincere, dopo 5 anni, il nuovo braccio di ferro con i NO-TAV: si tratta di un sito che comporta contraddizioni e difficoltà tecnico-progettuali (a partire dall'assurdità che disti 3,5 Km dal tracciato del tunnel di base), ma è stato probabilmente scelto nella convinzione che per le sue caratteristiche morfologiche offra la massima difendibilità "militare" di un cantiere. Una volta individuata nel progetto l'area interessata, i Comitati hanno provveduto ad acquisire alcuni dei terreni in questione, per erigervi "strutture di resistenza". Tra queste vi è la baita Clarea, costruita a fine 2010 in pietra e legno del luogo con la dichiarata intenzione di cederla, a lungo termine, al Comune affinché venga adibita a posto tappa sulla storica via Francigena che passa a pochi metri dal manufatto, adiacente ad un'mportante zona archeologica.
Con una rapidità inaudita in un Paese come l'Italia, già durante la costruzione il sindaco di Chiomonte emana un'ordinanza di demolizione della baita per violazione di norme urbanistiche, di vincoli paesaggistici ed idrogeologici; contemporaneamente il tribunale di Torino firma un decreto di sequestro preventivo del fabbricato di 35 mq. A questi provvedimenti si affiancano le denunce di una trentina di attivisti che hanno contribuito a terminare i lavori violando i nastri del sequestro posti dai carabinieri: sono i preliminari di quella che ormai si profila come "la madre di tutte le battaglie sul TAV Torino-Lione" attesa per la primavera 2011.

Nel corso della primavera 2011 la valletta della Maddalena si arricchisce di altre installazioni: una casetta sull'albero, costruita in legno su di un castagno secolare, che potrà essere utilizzata per la vigilanza sulla zona, ed un pilone votivo inaugurato il 14/5/11, dedicato alla Madonna del Rocciamelone, a S. Michele Arcangelo, S. Francesco e S. Maria Maddalena, avendo per ciascuno una precisa motivazione legata a storia e natura del luogo. Qui, tra l'altro, passa la Via Francigena che fin dal medio evo è stata itinerario di grandi pellegrinaggi cristiani d'Europa.

Casetta sull'albero

Pilone votivo sotto i viadotti della A32

Indicatore della Via Francigena
(raffigura un pellegrino con zaino e bastone)

Dal primo Gennaio 2012 l'area della Clarea diventa "Sito di interesse strategico nazionale" affidata all'esercito: la base militare installata fin dal 27/6/2011 a Maddalena aveva già allargato progressivamente il proprio recinto (abuso edilizio anche questo, su cui però la magistratura non ha mai avuto da ridire), ma la mattina del 27 Febbraio ha luogo il sequestro illegale (senza preventiva procedura di esproprio) e con la forza dei terreni privati destinati al cantiere della galleria.
In questo contesto di arbitrio impunito la nuova recinzione viene estesa fino ad includere la baita Clarea, il cui terreno non fa parte dell'area di cantiere in progetto: il presidio diventa così irraggiungibile per i liberi cittadini.

 

LOCALITA' GRAVELLA DI CHIOMONTE


Subito dopo l'occupazione militare di Maddalena e della val Clarea, ad inizio Luglio 2011 nasce un presidio in forma di campeggio nei pressi della centrale elettrica di Chiomonte; durerà fino all'autunno, finché che le condizioni climatiche lo consentono.
Per circa 3 mesi è la base in cui vengono ospitati centinaia di giovani provenienti dalla valle, dal resto d'Italia e dall'estero; è sede di assemblee del movimento, di numerose iniziative culturali e conviviali e soprattutto punto di partenza di momenti di lotta contro la militarizzazione.

 


Tra le varie iniziative si alternano: lezioni universitarie ai cancelli della base militare sulla nocività dei lacrimogeni al CS, incursioni dimostrative dentro il perimetro recintato (via dell'Avanà), digiuni di protesta adiacenti alle reti o in cima ad alberi inclusi nella base militare, azioni di disturbo diurne e notturne agli agenti di guardia.

 


Da Giugno a Settembre 2012 il campeggio estivo viene riaperto con le stesse caratteristiche e modalità di funzionamento e di lotta

 

 

 

Con l'autunno, tra le montagne chiomontine si impone l'esigenza di avere strutture più adatte al clima.

Nella stessa area che aveva ospitato il campeggio si procede allora alla costruzione di una casetta in legno dotata di riscaldamento: viene inaugurata il 3 Novembre 2012; parallelamente si monta un piccolo riparo per attrezzi da giardino, anch'esso in legno, al bordo di via dell'Avanà, dove sempre più spesso sono costretti a transitare i mezzi di cantiere più grossi che non posssono essere calati direttamente in Clarea dall'autostrada A32.

Neppure un mese dopo, il giorno 29, in contemporanea a perquisizioni ed arresti connessi ad altri fatti, con l'accusa di abuso edilizio la procura di Torino fa eseguire lo sgombero ed il sequestro delle due strutture: alla casetta di Gravella vengono divelti gli infissi, saldate pesanti grate in ferro su porte e finestre e vengono apposti i sigilli; la struttura su via dell'Avanà viene demolita.

 

Inaugurazione del presidio Gravella

Il riparo presso il cancello della centrale

Sigilli alla casetta


 

GIAGLIONE, località BREIDA

 

Quella del presidio di Giaglione è una storia che dura meno di un anno.
Risale a metà Novembre 2011 la festa per la "posa della prima pietra": la progressiva militarizzazione della Val Clarea rende sempre più difficoltoso utilizzare la baita in pietra vicina al cantiere e si avverte la necessità di un'ulteriore base di appoggio in zona per le iniziative del movimento. Giaglione, dopo lo sbarramento a Chiomonte di via dell'Avanà, è la porta naturale di accesso alla Clarea e sorge spontanea la proposta di installare lì una casetta da giardino in legno; il locale comitato No Tav si assume l'onere di realizzarla, dando al presidio anche la funzione di punto informativo per gli abitanti del paese, in merito soprattutto alle tematiche dell'impatto di cantiere sulle risorse idriche e dei rischi di inquinamento da polveri pericolose per la salute, che la posizione sottovento rende particolarmente elevati.

Le varie borgate che formano il comune di Giaglione, sparse su un pendio ben esposto, hanno storicamente sempre avuto problemi di approvigionamento idrico (nel 1400 un canale fondamentale per l'irrigazione fu fatto costruire dalla nobildonna Maria Bona, ed è a lei, significativamente, che viene intitolato il presidio); se su questa vulnerabilità avevano già inciso negativamente, negli ultimi decenni, i lavori per la realizzazione dell'autostrada e della centrale sotterranea di Pont Ventoux, ora il progetto stesso della galleria di Maddalena dichiara l'elevata probabilità di disseccamento di sorgenti (Boscocedrino) vitali per l'acquedotto comunale.
Molti abitanti del paese sono però dipendenti dell'autostrada o della società elettrica ed anche l'amministrazione comunale, pur guidata da una lista civica di sinistra, risente del condizionamento dei due enti economici sul territorio locale: questi dati di fatto generano un'ostilità di fondo all'installazione del presidio che porterà il sindaco Ezio Paini ad emettere un'ordinanza di demolizione per abuso edilizio (cosa che gli costa l'espulsione dal Partito della Rifondazione Comunista).
La casetta in legno resiste in qualche modo fino alla fine di Settembre 2012, funzionando da base di partenza per numerosi cortei verso il cantiere della Val Clarea; poi viene smontata, anche per non coinvolgere oltre, nelle cause legali, l'ottuagenaria proprietaria del terreno concesso in comodato al comitato No Tav.

 

VAIE, località PRADERA

 

Nasce il 16 Settembre 2010, con una roulotte provvisoria in un'area comunale attrezzata (panchine, una fontana, i bagni pubblici e telecamere di sorveglianza) a servizio del percorso archeologico didattico nel sito neolitico tra i boschi. Nel giro di un mese la roulotte è sostituita da una solida casa in legno: inaugurazione ufficiale domenica 17 Ottobre.

Dopo aver svolto per oltre tre anni una funzione sociale molto intensa, la notte del 1° Novembre 2013 anche il presidio Picapera di Vaie viene distrutto da un incendio doloso.

Ma già l'8 Dicembre è pronta una soluzione provvisoria, costituita dalla struttura in legno smontata un anno prima a Giaglione.

La domenica che precede il 25 Dicembre si può già ospitare la tradizionale visita di Babbo Natale ai bambini.

Il progetto definitivo del 2013 per la porzione italiana della tratta internazionale rinvia sine-die la realizzazione del "tunnel dell'Orsiera" tra Susa e Vaie, al cui sbocco era sorto il presidio: viene meno la funzione di monitoraggio del luogo, ma la struttura in legno continua ad ospitare per molti anni riunioni dei Comitati, feste e momenti di incontro e convivialità del Movimento No Tav.

Un nuovo innesco di incendio doloso si verifica il 12 settembre 2023; fortunatamente viene subito rilevato ed i danni sono molto limitati rispetto all'episodio di 10 anni prima. La casetta in legno darà anche ospitalità a persone prive delle risorse per affittare una casa.

A fine febbraio 2026 il presidio viene smontato, la struttura ed i materiali vengono trasferiti ad Avigliana, dove il recente progetto definitivo Rfi della nuova tratta Tav fino ad Orbassano contempla la realizzazione del tunnel sotto la collina morenica.

 

bruvaie
picaprovv
pica

 

 

SUSA, FRAZIONE S. GIULIANO: si inaugura il "Nuovo presidio internazionale" NO-TAV [01/04/2012]


In un prato compreso tra lo svincolo della A32 per Susa e la ferrovia storica verso Bussoleno nasce un nuovo presidio NO-TAV. Il terreno è stato ceduto in comodato d'uso al locale comitato, che vi ha collocato una "mobil-home": per ora è spartana, ma diverrà via via più accogliente. S. Giuliano è la frazione che dovrebbe ospitare la futuribile "Stazione Internazionale del TAV" (da cui il nome del presidio) ed i relativi servizi, oltre alle pesanti interferenze con l'autostrada e la statale 25. I progetti di dettaglio non sono ancora del tutto elaborati, ma è già ben chiaro lo scempio che incombe sull'intera area e su alcune delle case in particolare.

 

 

Nonostante si tratti di una mobil-home su ruote, subito il sindaco Gemma Amprino ed i carabinieri di Susa fanno avviare una procedura di abusivismo edilizio contro militanti del comitato e proprietari del terreno. Nell'autunno 2012 la situazione evolve: con l'operazione "compra un posto in prima fila 4" il terreno diventa di proprietà collettiva di 1.054 No Tav, il presidio inizia a cambiare frequentemente assetto e prende il nuovo nome di "Gemma delle Alpi"

 

Coda per l'atto notarile di acquisto del terreno

Presidio mobile "Gemma delle Alpi"

 

Trascorrono 12 anni in cui il Comitato No Tav Susa-Mompantero gestisce la struttura con sporadiche iniziative, volte soprattutto ad informare la popolazione della città e delle sue frazioni sui grandi rivolgimenti ed impatti che il progetto della grande opera comporta per la piana di Susa

 

Settembre 2024: si avvicina la data dell'esproprio del terreno di proprietà di 1.054 No Tav che ricevono convocazione per le procedure inerenti la presa di possesso da parte di Telt. Il periodo in questione va dal 9 al 23 ottobre circa. Gli attivisti del Movimento organizzano con congruo anticipo una presenza continua nel presidio.

Alle 2 di notte del 7 ottobre 2024 una lunga colonna di mezzi delle "forze dell'ordine" esce dal prospiciente svincolo autostradale per attaccare i militanti No Tav presenti nell'area con l'intento di sgomberarla: vengono sparati centinaia di lacrimogeni, anche ad altezza d'uomo. La zona viene recintata e militarizzata, compreso un tratto della statale 25 interdetta all'accesso di chiunque. Per giorni i disagi sulla viabilità sono molto pesanti. In tale situazione vengono eseguite le procedure-farsa dell'esproprio che durano una quindicina di giorni. Al termine il sito rimane recintato, ma le forze dell'ordine se ne vanno: la statale 25 torna libera e gli attivisti accedono al terreno. Viene recuperata la "mobil-home" con l'intenzione di riutilizzarla in una nuova collocazione del Presidio, sempre nella piana di Susa

 

 

A giugno 2025 vengono formalizzate anche le procedure di esproprio per le abitazioni di cui il progetto Tav prevede l'abbattimento: le famiglie devono trasferirsi in altre dimore.

Il 19 novembre 2025 Telt mette in atto la presa di possesso dei fabbricati, fa divellere serramenti e sanitari, rende inservibili le scale interne.

In una di queste case si insedia un nucleo di giovani attivisti No Tav gettando le basi di un nuovo presidio resistente.

 

 


RIVOLI: IL PRESIDIO VALSANGONE TRASLOCA IN CITTA'

 

In seguito all'apertura di una procedura per abusivismo edilizio intentata dal Comune di Rivoli, il Comitato No Tav Valsangone decide di lasciare la postazione sulla strada provinciale per Villarbasse; nel corso del 2019 trova una nuova sede nel centro storico di Rivoli. E' la casa in cui abitò Giovanni Giolitti, noto Politico piemontese nominato Ministro e poi più volte Presidente del Consiglio tra il 1892 ed il 1921, ma anche consigliere comunale a Rivoli per un decennio. Per volere dei discendenti di Giolitti l'edificio venne poi lasciato in anni recenti in uso ad associazioni impegnate nel sociale. Tra queste, dal 30 settembre 2019, sono in prima fila i Fornelli in lotta, associazione attiva su molti fronti di impegno sociale, ma da anni anche "costola culinaria" del Movimento No Tav: quasi tutti i suoi soci sono anche attivisti del Comitato No Tav Valsangone.

 

Nel 2025 la "Casa Giolitti" viene posta in vendita e le associazioni e comitati sono costretti a cercare una nuova sede. Grazie ai Fornelli in lotta (sono alcuni suoi soci a garantire un contributo mensile per affitto e spese) può sorgere il nuovo locale di piazza Garibaldi 13, sempre nel centro storico rivolese.

 


GIAGLIONE, VAL CLAREA: IL PRESIDIO DEI MULINI

 

Il lockdown decretato anche in Italia (Marzo-Maggio 2020) per arginare la pandemia da Sars-Cov2 non ferma i preparativi di Telt per l'ampliamento del cantiere Tav in val Clarea, finalizzato all'obiettivo di scavare da lì il tunnel di base, come previsto dalla variante di progetto del 2017. Allo scadere della fase di divieto di mobilità sul territorio il Movimento No Tav si confronta con l'esigenza di monitorare con costanza le attività in corso, e ne scaturisce l'iniziativa di realizzare un avamposto vicino alle recinzioni. Nasce il Presidio permanente dei Mulini, allestito intorno alle baite ancora parzialmente fruibili situate nei pressi del torrente Clarea che ospitarono storicamente mulini di grande importanza non solo locale. Ottenuto dai proprietari il comodato d'uso in capo ad alcuni militanti No Tav di Giaglione, si provvede alla pulizia dell'area ed all'allestimento di spazi per le tende, tettoie di protezione e postazioni di osservazione.

L'inaugurazione avviene il 20 Giugno 2020. Gli attivisti che si alternano nei turni di presidio sono in prevalenza giovani e giovanissimi, il che fa ben sperare per il futuro della lotta al treno; tra loro vi sono anche ragazze e ragazzi di Fridays For Future. In autunno le strutture vengono adattate alle condizioni climatiche, in modo da poter affrontare anche i mesi invernali.

Dai primi mesi del 2021 al presidio dei Mulini parte un'attività di recupero e condivisione della storia e della cultura della Clarea, di bonifica dei terreni al fine di coltivare ortaggi e soprattutto patate, tipico prodotto della zona insieme alla vite. In contemporanea iniziano lavori di recupero delle baite della borgata e di valorizzazione delle ricchezze naturalistiche del luogo

 

 

Negli anni seguenti la piccola borgata-presidio avrà frequenti lavori di manutenzione delle baite e dei piccoli orti; sarà frequentata prevalentemente da giovani attivisti diventando anche sede di campeggi giovanili e studenteschi nei periodi di vacanze scolastiche ed universitarie. Si susseguiranno iniziative formative, appuntamenti conviviali e di lotta, con azioni di disturbo al vicino cantiere Tav.

Il 21 novembre 2023 il Gip di Torino emette un provvedimento di sequestro "preventivo" dell'area del Presidio No Tav (così pure per San Didero), ma gradatamente nei mesi seguenti gli attivisti riusciranno ad utilizzare anche altri spazi della medesima borgata e riprendere a frequentare il luogo.

 


SAN DIDERO: PRESIDIO CONTRO L'AUTOPORTO DELLA A32

 

Tra le opere preliminari al Tav previste dalla variante 2017 al progetto figura il trasferimento dell'autoporto autostradale da Susa a san Didero. Presso la località Baraccone, in questo comune, c'è un'area, situata tra la statale, l'autostrada e la Dora, che già in passato è stata oggetto di una speculazione: a fine anni 70 furono costruiti gli edifici per un autoporto, poi mai utilizzati e presto divenuti ruderi. Da allora, nonostante l'inquinamento riversato dalla vicina acciaieria e l'abbandono do rifiuti nocivi, è ricresciuto un bosco spontaneo, praticamente l'unico sul fondovalle valsusino. E' lì che da Dicembre 2020 (inaugurazione il 16) è nato il Presidio Permanente No Tav contro l'autoporto.

 

 

La notte tra il 12 ed il 13 Aprile 2021 inizia un nuovo atto della militarizzazione della valle: ingenti forze di polizia entrano violentemente nei terreni del futuribile autoporto senza che vi sia stata una preventiva procedura di esproprio. Circondano il presidio in cui si barricano alcuni militanti che resisteranno per una settimana prima di essere sgomberati. I Sindaci, i tecnici ed il Movimento No Tav reagiscono all'ennesimo illecito sopruso, mentre un nuovo presidio inizia a crescere di fronte al precedente, sul lato opposto della statale 25.

Il Movimento No Tav si impegna ad una frequentazione regolare del Presidio:ogni martedì sera i Comitati della bassa valle vi organizzano un apericena e lo stesso fa il gruppo dei Pintoni Attivi il mercoledì.

 

 

Nella tarda serata del 4 gennaio 2022 qualcuno appicca il fuoco alla roulotte che affianca il tendone principale del Presidio: le fiamme vengono subito notate e contrastate dalla polizia presente nel cantiere prospiciente dell'autoporto, poi definitivamente domate dai Vigili del fuoco. La roulotte viene distrutta, ma le restanti strutture sono solo lambite in modo riparabile.

Un mese dopo, il 7 febbraio, un nuovo incendio doloso distrugge la casetta in legno che fungeva da punto informativo: con la struttura bruciano completamente anche libri, documenti, audiovisivi.

 

 

 

 

Il 10 agosto 2022 il Presidio viene intitolato a Leonard Peltier, un nativo americano di 78 anni in carcere da 47 per aver difeso la sua terra con l’American Indian Movement. I No Tav valsusini continuano a sentirsi "Indiani di valle".

 

Il 21 novembre 2023 il Gip di Torino mette i sigilli alle strutture del presidio: sequestro "preventivo", con riferimento alle frequenti azioni di disturbo condotte dagli attivisti alle reti del cantiere del nuovo autoporto. Nei giorni successivi i No Tav continuano a frequentare il piazzale accanto all'area interdetta; con azioni di disobbedienza civile i sigilli vengono ripetutamente rimossi. Verranno eretti prima un nuovo tendone e poi una nuova struttura in legno.

 

Continuano con regolarità, negli anni, i due apericena settimanali spesso seguiti da serate informative o iniziative di lotta.

Il 27 luglio 2025, nella notte che fa seguito ad una imponente manifestazione No Tav indetta nell'ambito del Festival Alta Felicità, la struttura in legno del presidio viene distrutta per la terza volta da un incendio doloso. Come sempre, a breve ne segue la ricostruzione.


FRAZIONE TRADUERIVI DI SUSA

 

Nell'estate 2020, in piena pandemia da Covid 19, emerge una nuova variante al progetto Tav: la creazione a Susa di un sito di deposito dello smarino che sarà estratto con lo scavo del tunnel di base. Non si tratta di un dettaglio di poco conto, dato che comporta un imponente flusso di camion da e verso il cantiere di Chiomonte attraverso una piana già pesantemente gravata nei medesimi anni da analoghi disagi per i lavori locali. I Sindaci chiedono l'effettuazione di una nuova Valutazione di impatto ambientale.

Il Comitato No Tav Susa-Mompantero si mobilita con una campagna di informazione ai cittadini sugli ulteriori rischi per la salute che deriverebbero dalla variante progettuale.

 

E' a Marzo del 2025 che al limite est del vecchio autoporto segusino iniziano i lavori preparatori dell'area destinata a deposito di smarino. Il sito si trova nei pressi della frazione Traduerivi, sul lato opposto dell'autostrada A32 rispetto alla borgata San Giuliano.

Proprio a Traduerivi nasce, a luglio 2025, il nuovo presidio No Tav per la piana di Susa, organizzato sulla base della "mobile-home" recuperata alla fine dell'anno precedente.

In questa nuova ubicazione viene organizzato fin dai primi giorni un campeggio estivo di giovani attivisti e si dail via ad aperi-cena settimanali per una frequentazione regolare della struttura.

 

 


VENAUS: I FESTIVAL ALTA FELICITA'

 

Dopo alcuni anni di riedizioni a Chiomonte, la base di appoggio dei campeggi estivi torna ad essere il presidio di Venaus, dove di norma si ritrovano a Luglio ed a settembre giovani e studenti. A questi tradizionali appuntamenti si aggiungono, dal 2016 in poi, i "Festival Alta Felicità" che si svolgono nell'ultimo fine settimana di Luglio. Fin dalla prima edizione l'evento richiama nell'arco di tre giorni decine di migliaia di persone, soprattutto giovani e giovanissimi, provenienti dall'Italia e dall'estero.

 

La conoscenza della valle e delle ragioni No Tav si estende, anno dopo anno, ad una base più ampia. Nel corso del festival si alternano buon cibo, dibattiti, gite, giochi, marce al cantiere Tav, musica e spettacolo con artisti famosi e solidali con la lotta al treno.

 

l grande evento estivo si regge sulle spalle di centinaia di volontari appartenenti al Movimento No Tav e beneficia del supporto e del sostegno del Comune di Venaus.

 

Nel 2020 l'edizione del festival salta un anno: annullata a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia di Covid. Riprende dal 2021

 

 

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